Prosocialità

Mission

• Il nostro obiettivo è diffondere la conoscenza e lo sviluppo scientifico di nuovi modi di fare psicologia, al servizio del benessere della “comunità” umana;

• Ci proponiamo di diffondere la “cultura” della prosocialità al maggior numero di campi del sapere e dell’agire, che vanno dalla psicologia, all’economia, all’organizzazione aziendale;

• Riteniamo la prosocialità uno strumento potente per la promozione dei valori umani universali: socialità, condivisione, cooperazione, rispetto, accoglienza e riconoscimento della ricchezza della diversità, pace, benessere psicologico, unità, comunicazione di qualità, empatia;

• La nostra Vision è strettamente legata alla Mission in quanto reputiamo la prosocialità da una parte come un valore universale e concreto e dall’altra come uno strumento che permetta di armonizzare i rapporti umani ed aumentare la coesione sociale al di là delle appartenenze etniche, culturali o religiose. Tuttavia, siamo consapevoli che, come dimostra la ricerca scientifica, il solo possesso di forti valori di riferimento non sia sufficiente ad innescare adeguati comportamenti in linea con i valori. E’, quindi, indispensabile possedere una serie di competenze sociali, per esibire una condotta coerente con i valori. Queste competenze possono essere insegnate al pari di altre.

LA CULTURA PROSOCIALE
VISION

 

Cultura prosociale è ritenere la persona un valore inalienabile, ponendola come obiettivo primario qualsiasi sia l’ambito del proprio agire (psicologia, economia, organizzazione aziendale, medicina, scuola).

La prosocialità è un comportamento complesso, che implica una serie di abilità emotive, cognitive e comportamentali.

L’altruismo è una componente del comportamento prosociale, ma non è l’unica, né la più rilevante e sarebbe riduttivo “con-fonderli”.

Un comportamento prosociale è “quell’azione messa in atto a proprie spese, al fine di realizzare o migliorare il benessere di altre persone o ridurne lo stato di sofferenza (Mussen e Eisenberg-Berg, 1985; Roche 1990) in assenza pressioni esterne quali la promessa di una ricompensa o la minaccia di una punizione ed in un contesto in cui l’emittente non stia adempiendo ad obblighi di ruolo” (Salfi e Barbara, 1991).

Parliamo di “cultura” prosociale in quanto è nostra convinzione, sostenuta dall’evidenza scientifica, che “fare” prosocialità sia strettamente legato “all’essere” prosociale.

Quindi riteniamo la prosocialità non soltanto un potente strumento professionale, ma soprattutto una consapevole scelta di vita.