Prosocialità

Imparare a studiare:metodi e strumenti


di Fiorella Monteduro

Imparare a studiare si può. Sicuramente questo aspetto è stato da sempre trascurato a scuola e dagli insegnanti. Generalmente, il metodo di studio è stato considerato come una caratteristica implicita degli studenti, nel senso che autonomamente ognuno ne sviluppa uno. Chi non ha queste “capacità” dovrà lungamente “soffrire” prima di riuscire a trovare un metodo adatto alle proprie caratteristiche. In genere, i problemi maggiori con cui si scontrano anche gli studenti più volenterosi è il passaggio all’università, in cui più di ogni altra cosa è fondamentale saper studiare. Qual’è il migliore insegnamento che la scuola può darci in questo ambito, non ho dubbi: il piacere di apprendere. Ma a quanti di noi è offerta questa possibilità? Forse a pochi, nell’attuale scenario scolastico, i più fortunati acquisiscono questo piacere generalmente grazie ad altre esperienze, più spesso in ambito familiare.
Allora qual’è il metodo migliore per imparare a studiare?
Le acquisizioni della psicologia dell’apprendimento ci offre il suo supporto in questo senso. Proviamo a vedere insieme alcuni suggerimenti.
Iniziamo con il prendere appunti, uno degli errori più frequenti è cercare ossessivamente di appuntare tutte le parole pronunciate dal professore, ma questo ha come risultato l’impossibilità di eseguire il compito, a meno che non siate degli esperti stenografi. Per produrre buoni appunti sarà indispensabile scrivere soltanto le parole o i concetti chiave di ciò che si sta ascoltando.
Da non sottovalutare, come invece spesso facciamo, la strutturazione dello spazio di studio, è importante utilizzare sempre la stessa stanza per studiare, ciò permette alla nostra mente di associare quella stanza con l’attività di studio, e di aumentare la concentrazione.
Anche l’organizzazione del tempo di studio è importante, evitate di alzarvi continuamente dalla vostra postazione di studio, poiché questo non permette un’adeguata concentrazione e comprensione dell’argomento, ma fare soltanto delle pause programmate in precedenza cercando di portare prima a conclusione la lettura del paragrafo oggetto di studio.
E’ anche importante assumere una buona posizione per studiare: seduti con una buona illuminazione. Sicuramente è capitato a tutti di osservare le posizioni più svariate per studiare, per esempio distesi sul letto magari con il televisore acceso (tutto questo può soltanto favorire il sonno) o in cucina, mentre mamma chiacchiera e la sorella più piccola produce rumori infernali e così via. Tutto questo non aiuta la concentrazione, fa allungare i tempi, diminuendo grandemente la qualità di apprendimento.
Alcune ricerche hanno sottolineato come le caratteristiche di personalità possono influenzare le modalità di studio. Si è osservato, come le persone che tendono all’introversione preferiscono ambienti di studio silenziosi, al contrario gli estroversi preferiscono un certo grado di rumore di “fondo” per concentrarsi meglio. E’ ovvio che anche per quest’ultimi esistono delle soglie di rumore o “disturbo” di fondo, oltre il quale l’apprendimento è inadeguato, come per esempio “sparare” musica o tutto volume, mentre si studia.
Molto utile può risultare una programmazione settimanale ed un piano di lavoro quotidiano.
Esistono tempi fisiologici per apprendere, che variano in funzione del tipo di informazione da imparare e delle potenzialità personali.
Sembra che i tempi ottimali per lo studio siano compresi tra 40 e 60 minuti senza pausa, in questo spazio la nostra comprensione del testo e il ricordo delle informazioni procedono di pari passo. Possiamo studiare anche 4 o 5 ore consecutive, ma andrebbero effettuate delle pause di circa 4 min. ogni 40 di studio.
Qual’è secondo la vostra esperienza la parte fondamentale di un buona apprendimento? Il ripasso ovviamente .
La nostra memoria tende a mantenere integre le informazioni apprese in una giornata di studio per circa 24 ore. Se non si effettuano dei ripassi l’80% delle informazioni vengono perse dopo un giorno circa.
Chi di noi non ha dovuto combattere contro l’arduo nemico di ogni studente, almeno una volta nella vita (sicuramente di più): la distrazione.
Uno dei più frequenti motivi di distrazione, a parte la mancanza di motivazione per quel dato argomento per esempio, è il tempo differenziale, cioè quel tempo che rimane a disposizione della mente e che non viene utilizzato per colpa di una scarsa velocità di lettura.
Uno degli strumenti che possiamo utilizzare per migliorare la concentrazione sono l’ autosservazione e l’autocontrollo, tutto ciò significa anche porsi delle mete e degli obiettivi. Ciò significa osservare attentamente tutti i nostri comportamenti di studio ed i fattori che generalmente interferiscono con esso. Utile sarebbe una agenda in cu riportare quotidianamente le vostre osservazioni.
Un metodo di studio sbagliato induce errori, frustrazione e decadimento della motivazione. Metodi in assoluto nefasti sono quelli che si fondano sulla passività degli allievi, come quelli che considerano l’apprendimento uguale a memorizzazione di nozioni.
Questo ha come conseguenza ore di estenuanti ripetizioni, dispendio di energie, ansia, alta probabilità di trovarsi in difficoltà all’interrogazione di fronte a domande che richiedono comprensione del testo e impossibilità a procedere “se si perde il filo”. Un ulteriore “sintomo” di questo modo di studiare è la risposta fatidica dello studente: <<…ma questo non c’era scritto nel testo…>>, negandosi di conseguenza la possibilità di fare astrazioni, generalizzazioni, collegamenti tra gli apprendimenti.
Altro errore è soffermarsi pedissequamente su ogni parola del testo, perdendo una adeguata visione d’insieme dell’argomento.
Tra gli errori c’è anche copiare brani scritti per ricordare, accorgendosi poi con sconforto di non aver appreso alcunché, avendo soltanto sprecato tempo ed energie.
Un altro errore è evitare di ripetere con libro chiuso ciò che si è studiato. Non effettuare questo passaggio comporta un’alta probabilità di non memorizzare adeguatamente e l’impossibilità di verificare se lo studio è stato sufficiente.
Per studiare bene, bisogna anche imparare a leggere “bene”.
Leggere significa assumere un atteggiamento attivo, non attendendosi che sia il testo a dover suscitare interesse, ma al contrario poniamoci noi con un atteggiamento di curiosità e ricerca. Un limite della adeguata comprensione ed apprendimento di un testo è la difficoltà o incapacità a distinguere le parti concettualmente importanti da quelle secondarie.
Ma addentriamoci in alcuni aspetti salienti della abilità di lettura e come questa sia fondamentale per un buon apprendimento. E’ esperienza comune ripetere mentalmente quanto stiamo leggendo e questo implica una lettura di non più di 150 – 200 parole al minuto. Le tecniche di lettura veloce permettono di arrivare a leggere fino a 300 – 400 parole al minuto. Al contrario, di quanto si crede il nostro cervello è in grado di elaborare una quantità di informazioni decisamente maggiori di quella effettivamente recepita o appresa. Sulla base proprio di questa capacità si sono sviluppate le tecniche di lettura subliminale utilizzate, un tempo usate in pubblicità.
Utilizzando pienamente la potenzialità della mente, si può aumentare conseguentemente la concentrazione e le possibilità di apprendimento.
Un esempio di metodo di studio potrebbe essere il metodo di Robinson : S.Q.3 R.
1. Survey= Scorrere. Si effettua una prima lettura veloce per ottenere una veduta d’insieme del materiale.
2. Question= porsi domande. Ci si pongono dei quesiti circa gli elementi del testo e il suo contenuto, coinvolgendosi pienamente per la comprensione del testo. Ciò permetterà di mantenere alta l’attenzione.
3. Read= leggere. A questo punto si passerà ad una lettura più particolareggiata. È utile sottolineare il testo e trovare le parole chiave da appuntare al lato del testo.
4. Repeat = ripetere. Facendo riferimento alle sole parole chiave e a libro chiuso si dovrà ricordare il contenuto dell’argomento da apprendere.
5. Revision = revisione. Chiudere il libro e rievocare mentalmente.Come prima accennato due abilità importanti possono aiutarci nello studio: l’autocontrollo e l’autosservazione.
L’autocontrollo è la capacità di porsi in modo autonomo degli obiettivi, di stabilire delle strategie per raggiungerli, di mettere in atto queste strategie organizzandosi in modo tale da sentire un maggior senso di autoefficacia e che siamo attori delle nostre scelte personali, piuttosto che governati da eventi esterni.
Quando ci stiamo sforzando nella modificazione di un comportamento abbiamo di frequente bisogno di conferme di essere sulla via giusta, soprattutto quando siamo all’inizio del nostro impegno.
Iniziando ad osservare il nostro comportamento di studio potremo notare che il nostro rendimento non è sempre uguale e costante. Potremo cominciare ad. es. a valutare quante pagine o righe, possiamo leggere e comprendere in un’ora. Già questo compito di autosservazione favorisce un cambiamento nella direzione desiderata. Queste osservazioni ci permetteranno di notare rapidamente eventuali miglioramenti nel rendimento o di comprendere dove e come stiamo commettendo eventuali errori.
Un aspetto importante del processo di cambiamento è porci obiettivi adegauti alle nostre reali capacità, concederci un piccolo premio per ogni piccolo progresso .
L’autosservazione ci potrà offrire informazioni sui principali fattori che minano la nostra concentrazione: troppo rumore, ambiente o posizione di studio inadeguati ecc..
Quindi attivarci alla modifica di queste o altre situazioni che minano le nostre capacità di apprendimento. Se le attività da cui ci sentiamo attratti non sono lo studio, potremmo utilizzarle come rinforzo per aver raggiunto un certo obiettivo.
Un primo importante obiettivo dell’autocontrollo può essere quello di imparare a resistere alle tentazioni o inizialmente imparare a renderle meno potenti.
Le persone non mantengono nel tempo un comportamento impegnativo come lo studio per quella che popolarmente viene definita la “voglia” di studiare. In genere, questa “voglia”, può variare nel tempo ed è legata anche alle esperienze di vita ed alla capacità di risolverle ed affrontarle. A questo punto non possiamo che menzionare Maslow, in quanto uno tra i maggiori studiosi dei bisogni dell’uomo. Egli ha descritto i nostri bisogni come se questi situati su una scala gerarchica. Al grado più basso della scala troviamo i bisogni fisici primari, tra cui il bisogno di nutrirci, di mantenere il corpo ad una temperatura accettabile ecc. Se questi bisogni non sono soddisfatti, tutte le altre aspirazioni passano in secondo piano. Una volta soddisfatti i bisogni primari, al gradino successivo si collocano quelli di sicurezza. Lo studio è in genere difficile quando non abbiamo ancora raggiunto un grado sufficiente di sicurezza.
A livello ulteriormente superiore, vi sono i bisogni sociali o di amare. Lo studio può essere considerato un modo per entrare in rapporto con le altre persone coinvolte nei nostri stessi interessi.
Ad un livello ancora superiore troviamo il bisogno di stima da parte degli altri. Sotto questo aspetto lo studio può rilevarsi utile, sia perché ci fornisce occasioni di successo e conferme, sia per le possibilità di affermazione sociale che derivano dal conseguimento di un diploma o di una laurea .
In cima alla scala troviamo i bisogni di autorealizzazione.
L’attività di studio è strettamente legata ai bisogni di ordine superiore.
Le motivazioni più efficaci per mantenere un prolungato impegno di studio sono in genere quelle derivanti dal bisogno di autorealizzazione, come il desiderio di ampliare le nostre conoscenze e il piacere di conoscere.
Le abilità di studio, infatti, costituiscono una delle principali abilità trasversali, tanto che la loro mancata comprensione è in grado di segnare il destino cognitivo dell’allievo.
Vediamo alcuni problemi nell’ambito dell’insegnamento che possono interferire con lo studio degli allievi:
1. Errori nella programmazione: definizione inappropriata degli obiettivi rispetto alle capacità dell’allievo, che si esprime nell’assegnare compiti di gran lunga superiori alle effettive capacità dell’allievo o troppo al di sotto delle sue capacità (anche se questo appare più raro). Il rischio è quello di esporre l’allievo a situazioni di fallimento e frustrazione;
2. Errori nella spiegazione di alcuni problemi di apprendimento, ad esempio utilizzare spiegazioni che non servono a nulla, tipo “è intelligente, ma non si impegna”;
3. Errori nella gestione del tempo in aula. Sarebbe utile utilizzare modalità coinvolgenti per trasmettere le conoscenza ai propri allievi;
4. Errori nella gestione del gruppo – classe. Adottare per esempio uno stile lassista o nel suo opposto. Le due situazioni possono interferire con la motivazione e disponibilità allo studio degli allievi.

Insegnare a studiare o aiutare gli allievi a migliorare le loro abilità di studio è possibile.
Normalmente, ben poche persone riescono a mantenere un impegno che risulti privo di una qualche gratificazione (forse i masochisti!), quindi per mantenere alta la motivazione all’apprendimento è importante avere frequenti e concrete occasioni di soddisfazione.


BIBLIOGRAFIA

Meazzini P. (1990 – 91). “Insegnare a studiare un’arte che può essere appresa” Psicologia e scuola, 51 – 55 ed. Giunti

Memo (1990). “ Memoria e metodo ”. Fabbri

Piattelli Palmarini E. (1990). La voglia di studiare. Mondadori

Rovetto F. (1990). Il piacere di apprendere. Tecniche di studio e autocontrollo . Mondadori.

Sanavio E. (1977). In: Soresi S. e Nota L. (1998). Ottava parte.L’orientamento alla scelta della facoltà universitaria. Supplemento a: Psicologia e scuola,n. 88. Firenze, Giunti.

Molto utili allo studio sono una serie di tecniche definite mnemotecniche adatte all’organizzazione e la memorizzazione di elenchi.
Il sistema dell’acronimo per esempio consiste nell’utilizzo della prima o delle prime lettere per comporre frasi che facilitano la memorizzazione di lunghi elenchi. Un esempio molto utilizzato ai tempi delle “elementari” è la frase “ma con gran pena..” acronimo per le Alpi marittime , Cozie, Graie, ecc.
Le mnemotecniche quali il sistema dell’acronimo, della forma del numero e degli elenchi seriati permettono di memorizzare liste di piccole dimensioni. Vi sono altre tecniche che permettono di memorizzare anche più elementi. Questa è la tecnica dei “loci” (= luoghi) o della casa romana , che permette, tramite la raffigurazione visiva di una casa o di un ambiente o un percorso con numerosi elementi da ricordare. Le tecniche di memorizzazione implicano creatività, sono facili da usare, permettono allo studente di mantenere alta la sua motivazione allo studio e di aumentare la velocità di memorizzazione.
Le mnemotecniche per le lingue straniere e per i termini tecnico- scientifici utilizzano il metodo della scomposizione e trasformazione delle parole in immagini visive.
Si inventa una storia comica e divertente che consente di associare fra loro le parti della parola che abbiamo scomposto.
Utilissimo metodo per sintetizzare e organizzare in modo personale il materiale appreso sono le mappe cognitive. Queste hanno molti vantaggi: il concetto principale è ben evidenziato rispetto agli altri; sono evidenziati i rapporti tra concetti principali e secondari; obbligano lo studente ad una analisi attenta e dettagliata del testo; potenziano le capacità di memorizzazione, poiché il materiale viene organizzato ed elaborato in modo personale.
Possono esservi due momenti diversi di utilizzo:
1. nella fase di approccio al testo aumenta la capacità di comprensione e uno studio più critico e partecipato.
2. nella fase di rielaborazione e memorizzazione permette un ripasso veloce del materiale.
I dati indicano che il 53% degli studenti dichiara d’incontrare difficoltà associabili allo studio ed all’apprendimento: il 69% delle studentesse ed il 55% degli studenti lamentano uno o più problemi emotivi come ansia, paura, ecc.., molti dei quali insorgono durante il primo impatto con l’università (Sanavio, 1977). L’ansia può essere un fattore interferente. Si è osservato che esiste un rapporto ad U rovesciata tra il livello di prestazione e il livello di attivazione fisiologica (ansia). Maggiore è l’ansia minore sarà la qualità della prestazione (legge di Yerkes – Dodson). Esistono dei livelli ottimali di attivazione o ansia oltre i quali si ha una grave interferenza nel recupero delle informazioni in precedenza già memorizzate.
Vi sono diverse tecniche di rilassamento che vengono utilizzate nel trattamento dell’ansia. Ad esempio il rilassamento muscolare progressivo, per permettere allo studente di rilassarsi ed abbassare la sua ansia nei confronti della prestazione d’esame o di interrogazione.
E’ adottata anche la tecnica di desensibilizzazione sistematica.