Prosocialità

Prosocialità e salute mentale

Fiorella Monteduro  Psicologa- Psicoterapeuta

CONGRESSO “AMICIZIA E DEPRESSIONE “ 25-novembre- SALERNO 2006
Organizzato da “Il ricino fiorito” Onlus

LA DEPRESSIONE NEGLI ULTIMI ANNI
Si è osservato un aumento vertiginoso dell’incidenza della depressione dal dopo guerra ad oggi, anzi appare essere una caratteristica saliente dei paesi occidentali;
La ricerca ha evidenziato che i paesi poveri, sembrano avere un tasso di soddisfazione esistenziale solo lievemente più bassa della nostra
Nonostante la nostra ricchezza continuiamo a non essere felici …
LA DEPRESSIONE COME IMPOTENZA APPRESA
Seligman effettuò degli esperimenti sui cani ed osservò una frequente risposta. Dopo alcuni stimoli dolorosi cui non potevano sottrarsi gli animali divenivano passivi e non provavano a fuggire anche quando potevano farlo. Da qui la teoria della depressione come impotenza appresa
DALL’IMPOTENZA APPRESA ALLA PSICOLOGIA DEL POSITIVO
Seligman però osservò nei sui esperimenti che non tutti i cani ed i ratti divenivano passivi, uno su tre non si arrendeva mai. Questi dati fecero pensare..;
Cosa permetteva alle persone di “resistere” agli eventi negativi e perché invece altri hanno reazioni disfunzionali di fronte anche alle minime difficoltà?;
Questo fattore è la visione della realtà: pessimisti o ottimismi da qui la nascita della psicologia del positivo
OTTIMISMO E QUALITA’ DELLA VITA
La letteratura scientifica (in Seligman, 2002) indica che lo stato d’animo orientato al positivo, si è dimostrato essere: un buon indicatore di salute e longevità; le persone caratterizzate da questo stile cognitivo erano caratterizzate da pressione arteriosa più bassa, un sistema immunitario più reattivo; una maggiore capacità di sopportare ed affrontare il dolore, maggiori livelli di produttività sul lavoro; presenza di una vita sociale appagante ed altruismo in maggior misura rispetto ad altri soggetti. Altri studi di laboratorio hanno dimostrato che, quando i bambini ed gli adulti venivano sottoposti a delle condizioni sperimentali in cui erano resi felici, si mostravano più empatici e generosi verso il prossimo in difficoltà (in Seligman, 2002).
STILE ESPLICATIVO
L’essenza dell’ottimismo non risiede in immagini o frasi positive, ma nel modo di spiegarsi le cause delle situazioni (stile esplicativo)
1.Permanenza: talvolta contro sempre, durata degli eventi;
2. Pervasività: effetti negativi limitati o invasivi;
3. Personalizzazione: motivo interno o esterno
STILE COGNITIVO DEGLI OTTIMISTI
Focalizzazione percettiva: il bicchiere mezzo pieno. Anche le eventuali negatività sono viste come situazioni transitorie e modificabili nel tempo;
Considerazione del positivo: ridotta espressione delle lamentele e conseguenze benefiche di questo sulle relazioni sociali;
Obiettivi e mete:l’ottimista li vede come sfide con cui confrontarsi, il pessimista come confini spesso irraggiungibili;
Visione del mondo: il pessimista vede il mondo come pieno di ostacoli, l’ottimista come pieno di opportunità da cogliere. L’ottimista ritiene che non esista il “gioco a somma zero”, cioè il successo di uno è legato alla perdita di altri, ma che il successo di alcuni possa essere visto come modello positivo cui rifarsi
Flessibilità e ricerca del miglioramento continuo: l’ottimista si vede come in continua “crescita”, accogliendo tutte le opportunità per autocorreggersi;
Fiducia in sé: consapevolezza dei propri punti di forza e debolezza e capacità di porsi obiettivi raggiungibili con le proprie forze;
Accettazione di responsabilità: successi ed insuccessi vengono condotti alle proprie azioni. L’eventuale risultato negativo viene considerato un costo dell’impegnarsi nel fare ed uno stimolo a migliorare, ma anche una “lezione” da cui apprendere.
EREDITARIETA’ E PERSONALITA’
Le ricerche degli ultimi hanno evidenziato che circa il 50% delle caratteristiche di personalità sono ereditarie, però se vi sono dei tratti difficilmente modificabili come il peso corporeo, altri come il pessimismo e la timidezza sono modificabili;
Così come, pur avendo una disposizione genetica ad esempio per una malattia, occorrono una serie di condizioni perché ci si ammali
LE EMOZIONI POSITIVE
Quando sperimentiamo emozioni positive, siamo meno focalizzati su noi stessi e siamo più disposti a dividere con gli altri il nostro senso di benessere, al contrario, quando sperimentiamo il malessere siamo concentrati ed avvitati su noi stessi, i nostri bisogni e sul nostro malessere. Il concentrarsi su queste “mancanze” o “malessere”, tende ad aumentare il circolo vizioso del disagio, << […] provare emozioni positive è importante non solo perché è un piacere in sé, ma perché determina un rapporto assai migliore con il mondo. Provare più emozioni positive favorisce l’amicizia, l’amore, il benessere fisico e ci permette di raggiungere traguardi più elevati >> ( Seligman, 2002, p. 53). Si pone, quindi, la domanda di come si possa incrementare stabilmente uno stile cognitivo orientato alla positività , anche quando le condizioni ambientali sono critiche. Nel senso di imparare a << […] concentrarsi sulla crisi come una potenziale opportunità di sviluppo >> ( Kapor-Stanulovic, 2002, p. 98).
Quale può essere la via ?
Piacere può essere mangiare un buon dolce;
Comprare una bella auto, fare shopping;
Avere una promozione, guadagnare di più, ma tutto ciò induce assuefazione, ci si abitua presto
Queste sensazioni di piacevolezza sono descritte dalle persone come di breve durata … allora per colmare il vuoto abbiamo altre mete, altri obiettivi, altri acquisti;
La ricerca ha però osservato una relazione inversamente proporzionale tra benessere psicologico e materiale;
RICERCA DI SENSO E FELICITA’
Seligman sulla base di 30 anni di ricerca ritiene che: la felicità, quindi il ben-essere non può derivare dal piacere fisico, né da quello materiale,che sono di breve durata, né può essere indotta chimicamente o ottenuta tramite scorciatoie, così come afferma Aristotele può essere conquistata esclusivamente attraverso “un’attività finalizzata a nobili scopi”;
L’esperienza di “flow” ovvero entusiasmo appassionato è stata osservata nelle attività in cui ci si dedica agli altri;
Una vita gratificante come realizzazione di “potenzialità e virtù”;
I ragazzi ed il benessere
Ricerca su l’entusiasmo appassionato su 500 ragazzi: circa 250 sulla base delle misurazioni erano risultati a basso tasso di entusiasmo ed erano i ragazzi “della piazzetta”; quelli invece ad alto tasso erano quelli impegnati nello sport, negli hobby e passavano diverse ore a studiare. Pensavano, però, che i loro coetanei della “piazzetta” si divertissero di più. I ragazzi ad alto tasso di e. a. erano quelli che sarebbero entrati all’università, che intrecciavano rapporti sociali più profondi e significativi e che diventavano adulti realizzati
L’OTTICA PROSOCIALE
In questo quadro, s’inserisce a tutti gli effetti l’ottica prosociale con le sue componenti. Infatti, tra le abilità prosociali abbiamo “l’ottica positiva” , che sollecita ed orienta a focalizzare consapevolmente la propria attenzione sugli aspetti positivi dell’altro e della realtà delle relazioni ed interazioni.
Altro fattore importante su cui riflettere per lo sviluppo ed il mantenimento di uno stile cognitivo orientato al positivo, nella sua funzione di fattore protettivo della salute mentale, è l’abilità del dare, aiutare, condividere ( come componente delle abilità prosociali).
I COMPORTAMENTI PROSOCIALI
Quelli prosociali sono:
<<quei comportamenti che, senza la ricerca consapevole di ricompense esterne, favoriscano altre persone, gruppi o fini sociali ed aumentano la probabilità di generare una reciprocità positiva, di qualità, solidale nelle relazioni interpersonali o sociali conseguenti, salvaguardando l’identità, la creatività e le iniziative degli individui o gruppi implicati, sia che essi offrano o ricevano aiuto>>.
LE ABILITÀ PROSOCIALI COME FATTORI PROTETTIVI DELLA SALUTE MENTALE
Sono diversi gli elementi che a vari livelli qualificano le abilità prosociali come fattori protettivi della salute mentale. La loro espressione massima, in tal senso, si evidenzia proprio nelle situazioni limite.
Analizzando per esempio il vissuto di coloro che si sono confrontati con esperienze traumatiche, come guerre, campi di sterminio , catastrofi naturali o determinate dall’uomo, troviamo come uno tra i fattori rilevanti che hanno garantito l’equilibrio psicologico, l’essersi occupati degli altri o potremo dire, usando il “nostro” linguaggio avere emesso delle azioni prosociali
DALL’IO AL TU
Il comportamento prosociale implica, un necessario “spostamento” dell’ottica dall’io, autocentrato, al tu e nel massimo della sua espressione al “noi”, come elementi di arricchimento e potenziamento dell’essere “io” e “tu”, qui ed ora.
E’ noto che le persone che soffrono di qualche forma di disagio psicologico tendono ad essere centrate su sé stesse, su i loro pensieri disfunzionali e sul loro malessere, sentendosi spesso poco disponibili per gli altri, come “mancanti” delle energie necessarie per investire su qualcun altro, che non sia il loro malessere. Altro aspetto che riteniamo fondamentale sono le abilità personali, indispensabili che devono essere possedute dalla persona prosociale: buona autostima, affermatività, basso livello di ansia
CHI E’ PROSOCIALE NON PUO’ ESSERE PASSIVO
Il comportamento di tipo affermativo è rilevante, in quanto, la persona prosociale deve essere in grado di scegliere l’assunzione del rischio dell’azione, agendo consapevolmente e senza l’aspettativa di riconoscimenti esterni. Al contrario, la persona che esprime un comportamento di tipo passivo, tende, spesso, a presentare alla base dell’azione in favore dell’altro, una motivazione legata all’incapacità di dare altre risposte alternative. La sensazione riferita, in queste situazioni è di una rinuncia e/o un comportamento “forzato” o una sorta di subdola costrizione, che induce frequentemente, come effetto secondario dello stile comportamentale passivo, a quella che viene definita “rabbia imbottigliata”. Questa modalità interattiva, se protratta nel tempo crea terreno fertile per i disturbi psicosomatici: coliti, cefalea tensiva, ipertensione, disturbi cardiocircolatori.
PROSOCIALITA’ E BENESSERE
Sugli effetti benefici delle azioni prosociali << ci sono delle interessanti ricerche (in De Beni, 1998) che hanno osservato un aumento delle emozioni di distensione, calma, euforia in coloro che si occupano di volontariato, quindi, che si dedicano agli altri. Queste emozioni risultano poi correlate con l’aumento delle endorfine che, com’è noto, sono dei neuromediatori, con la funzione di analgesici naturali, che inducono a loro volta a livello neurofisiologico e muscolare stati di benessere e distensione , con ovvi effetti positivi sia sulla salute sia sulla psiche.>> (Salfi e Monteduro, 2003, p. 61).
EFFETTI DELL’AGIRE PROSOCIALE
I risultati degli studi circa gli effetti dell’agire prosocialmente sugli emittenti (cioè su coloro che agiscono) (Roche, 2000, Roche et al. 2002, Salfi e Monteduro, 2003-2004) evidenziano: un aumento della sensazione di benessere; della creatività nelle azioni; senso di soddisfazione per l’agire con maggiore coerenza rispetto ai valori di riferimento; aumento dell’autostima e della capacità di autocontrollo; senso di maggiore “self-efficacy”; sensazione che la vita abbia maggiore e più elevato senso e significato; aumento delle abilità di relazionarsi positivamente ed efficacemente.
IL COMPORTAMENTO PROSOCIALE E’ COMPLESSO
Il comportamento prosociale non è un singolo comportamento, ma contiene in sé una serie di abilità complesse, in cui l’altruismo è solo una delle componenti e forse neanche quella più rilevante. Poiché spesso si è osservato che pur possedendo dei valori morali elevati, questi non sempre da soli sembravano sufficienti ad emettere un’azione di aiuto
LE ABILITÀ PROSOCIALI
Descriviamo brevemente le abilità prosociali (Salfi, Monteduro, 2004)
1. L’ottica positiva ;
2. La comunicazione;
3. L’ empatia;
4. L’assertività ed alternative all’aggressività;.
5. L’ autocontrollo;
6. La risoluzione dei problemi e creatività;
7. L’aiutare, il condividere, il collaborare.
IL POSITIVO NELL’ALTRO
Da ciò ne consegue che, in ogni rapporto con il mondo e quindi con l’altro, ognuno di noi ha la possibilità e in alcuni casi specifici (educatori, psicologi, psicoterapeuti) la “responsabilità”, di introdurre per primi o di agire per primi nell’ottica del cambiamento. Ciò significa creare relazioni umane positive e rassicuranti; non lasciarsi prendere dalla negatività; riconoscere i successi degli altri, per quanto piccoli siano. Tutto ciò anche quando siano presenti molti aspetti negativi.
RICONOSCERE IL POSITIVO
Uno dei modi migliori per esercitare questa abilità è: non dare giudizi affrettati né sugli altri, né rispetto alle situazioni, ed ampliare i propri “orizzonti mentali” non essendo schiavo dei pregiudizi.
Tutti abbiamo sperimentato nella vita quotidiana e di relazione che ci costa molto di più esprimere elogi ed apprezzamenti che non le critiche.
IL DEFICIT DI POSITIVITA’ NELLE RELAZIONI
Così, come quando le cose vanno bene, ci abituiamo ad esse con estrema facilità e non riteniamo necessario sottolineare ed esprimere elogi, come se quello fosse lo stato naturale delle cose
Questo deficit di apprezzamenti, può essere superato con l’attribuzione di positività. Prescindendo da paragoni con modelli ideali e focalizzando l’attenzione sulla persona in quanto tale, rilevando e dando importanza anche ai piccoli passi.
POSITIVITA’ NELLE RELAZIONI INTERPERSONALI
In ambito psicologico ed educativo quello che produce maggiori risultati positivi nell’apprendimento di nuove abilità è credere e confidare nella capacità della persona di realizzarle.
In ambito educativo e psicologico uno dei modi in cui realizzare questo riconoscimento è dare ascolto ed attenzione
VALUTAZIONE DEL POSITIVO NEL COMPORTAMENTO DEGLI ALTRI
Per evitare che le critiche negative della vita quotidiana superino gli effetti positivi, bisogna relazionarsi con gli altri in positivo focalizzando l’attenzione sulle persone con cui si è in contatto, cercando di coglierne gli aspetti positivi e accettando quelli negativi, prendendoli in considerazione in quanto fonte di cambiamento di sé e degli altri.
Se volete esser felici…..
…un’ora, fatevi un pisolino.
…un giorno, andatevene a pesca.
…un mese, sposatevi.
…un anno, godetevi un’eredità.
…una vita intera, aiutate qualcuno.
(Seligman M., 2003, p. 99)

BIBLIOGRAFIA

Caprara G. V. e Bonino S. (2006). Il comportamento prosociale. Erickson
Elias M. J., Tobias S., Friedlander. (2000). L’arte di educare con intelligenza emotiva. Newton & Compton editori;
Goleman D. (1999). Intelligenza emotiva. Cos’è e perché può renderci felici. Rizzoli
Robert Roche (2000) L’intelligenza prosociale. Erickson
Salfi D., Monteduro, F., (2003-2004) “Un programma di educazione alla prosocialità nella scuola elementare”, Psicologia e Scuola, n°116,117,118,119,120, Giunti,.
Seligman M. (2003) La costruzione della felicità. Sperling & Kupfer editori