Prosocialità

Indipendent life: “Il compito principale dell’uomo è dare luce a se stessi”. Di Maria Concetta Antelmi

I dati istat   parlano chiaro: sono poco meno di 7 milioni i giovani tra i 18 e i 34 anni che vivono con almeno un genitore.

MA PERCHE’ NON  TOGLIERSI DAL CARICO GENITORIALE?

Questo perché,  oltre  i vari problemi economici- lavorativi, manca la voglia di essere e rendere autonomi.

Autonomia deve voler dire che l’innovazione riformistica deve tenere più sullo sfondo le motivazioni esterne al sistema educativo  e centrarsi su spinte provenienti dall’interno mediate da un processo di auto riconoscimento il più rigoroso possibile, tale da rendere più trasparenti i limiti e le possibilità dell’educazione istituzionalizzata della società.

Invece dal punto di vista del costruttivismo socio- culturale,  il luogo dell’autonomia è individuato nell’area delle transazioni tra individuo e l’ambiente, processo dinamico che comporta mutamenti sia per il primo che per il secondo.

Contrariamente a quanto avviene secondo Piaget, in questo caso la direzione del movimento va dal contesto esterno all’individuo  secondo l’articolazione del passaggio dal piano intermentale a quello intramentale.

In questa ottica,  autonomia si può intendere in due sensi correlati.

In un primo senso essa è sintetizzata dalla nozione di interiorizzazione, la quale sottolinea il carattere attivo della traduzione delle conoscenze dall’intermentale all’intramentale. A questo significato di autonomia è connesso il concetto di zona di sviluppo prossimale.

Essa descrive l’area sensibile dello sviluppo, il confine reattivo della mente dell’individuo  che connota lo stato di apertura alla comunicazione e la predisposizione ad inglobare nuovi modelli attraverso l’imitazione.

Ossia i famigliari dovrebbero incoraggiare il soggetto a proiettarsi verso l’autonomia.

Cosa più difficile è per un genitore con un figlio disabile.

Infatti, la mamma di un bambino non abile si comporta come un uccello che cova delle uova che non si schiudono mai, continua a fare tutta la vita la madre impedendo quasi a quel bambino di diventare adulto e di raggiungere l’autonomia.

Il genitore si sostituisce a lui in ogni momento  di difficoltà perché si teme che da solo non ce la possa fare è stremamente limitante ogni forma di protezionismo soffocante riducendo lo sviluppo della persona diversamente abile e provoca in lui una reazione di aggressività verso quei familiari che non comprendono la sua esigenza di autonomia.

Dovremo capire che il bambino non abile ad un certo punto diventa adulto con la sua identità, le sue emozioni, i suoi sentimenti che si ha il dovere di rispettare, ma soprattutto egli è una persona che ha delle potenzialità e dignità anche se le sue ali non sono quelle di un’aquila ma di un passerotto.

Solo così si possono individuare le seguenti aree del problema, distinguendo tra disabili in età evolutiva e disabili adulti.

Per i primi emergono le seguenti esigenze:

  1. necessità di una corretta informazione sulle cause e la natura dei deficit e sulle eventuali tappe di riabilitazione e di socializzazione;
  2. interventi psico sociali sui genitori,  per evitare o contenere reazioni di cordoglio di depressione, e di iperprotezione che ostacolano l’autonomia possibile del figlio;
  3. consulenza interdisciplinare per le possibili terapie di recupero, per l’inserimento scolastico,  per sistemi di lavoro assistito o di terapia occupazionale,  per la sessualità, per la partecipazione all’attività di tempo libero come condizioni di sviluppo e di indipendenza.

Per i non abili adulti le soluzioni positive sono:

  1. servizio di assistenza domiciliare;
  2. servizi di emergenza assistenziale o di sollievo;
  3. centri diurni;
  4. residenze sanitarie assiste;
  5. prestazioni di socializzazione.

Anche in età adulta risulta indispensabile una figura di appoggio e di rappresentanza della famiglia,  con particolare e specifico riferimento ai problemi dell’invecchiamento dei genitori,  alla loro progressiva impossibilità di svolgere i compiti assistenziali, ed interventi per prevenire il distacco o la separazione della famiglia dal contesto sociale, evitando la gestione privata dell’handicap o la ricorrente delega alle istituzioni socio assistenziali. È opportuno pensare al momento nel quale la rete familiare di supporto e assistenza non sarà più in grado di prendersi cura della persona disabile. A tal fine sarà giusto individuare strumenti e opportunità atti a favorire l’autonomia della persona, quale precondizione essenziale per assicurare una certa qualità della vita sarebbe  da sperimentare a partire dal cosiddetto durante noi, ovvero nel momento in cui la famiglia è presente e in grado di prendersi cura del familiare.  La predisposizione di ogni strumento tecnologico, utile a favorire l’autonomia della persona, costituisce,  infatti, una ragionevole pretesa di quest’ultima al fine di vedersi garantita la propria dignità, nell’ottica di una emancipazione del trattamento della disabilità.  Quindi con il    giusto  sostegno  famigliare, il ragazzo figlio, disabile o non, può scegliere di decidere d’inseguire l’emancipazione passando così all’area intramentale seguendo questi  punti fondamentali:

Quando una persona compie 18 anni o diventa un adulto legale assume i diritti e i doveri dell’età adulti..

Ecco i diritti e i doveri derivanti dall’emancipazione:

Dovrai andare a vivere da solo e pagare l’affitto.

Infatti per autonomia abitativa intesa come capacità di vivere da soli o con la propria famiglia in un alloggio privato o di edilizia residenziale pubblica .

Dovrai provvedere al cibo, ai vestiti e alle altre cose di cui hai bisogno.

Puoi sposarti, prendere la patente o unirti all’esercito senza il permesso dei tuoi genitori.

Puoi firmare i contratti senza chiedere niente ai tuoi genitori e sarai giuridicamente responsabile.

Puoi comprare e vendere proprietà.

Puoi iscriverti a scuola o all’università da solo.

Puoi scegliere all’università da solo.

Puoi scegliere a quali trattamenti medici sottoporti e pagarli da solo.

Le ragioni per emanciparsi sono diverse.  Potresti volerlo fare per qualsiasi cosa, il  motivo principale lo trovi  in te stesso. Quando una persona si prefigge obbiettivo    trova   il modo di perseguirlo, solo così si può trovare la luce in se stessi e brillare.

BIBLIOGRAFIA

Antonio Cosentino, AUTONOMIA NELL’APPRENDIMENTO E INTERPRETAZIONE DEI TESTI FILOSOFICI. Comunicazione Filosofica n. 6 – novembre 1999

Di Nuovo Santo, Buono Serafino. Editore Troina 2004.   Famiglie con figli disabili

Morea 2006. Progetto: la Pedagogia dei genitori

Progetto: la Pedagogia Luhmann N., Il sistema educativo ed i sistemi del suo ambiente, in Borrelli M., (a c. di), Metodologia delle scienze sociali, Pellegrini, Cosenza 1998.; Luhmann N.-Schorr K. E., Il sistema educativo. Problemi di riflessività, Armando, Roma 1988.

www.italianipiu.it/index.php/news/808-7milioni-di-giovani-italiani-scelgono-di-vivere-a-casa-dei-genitori

www.it.wikihow.com/Emanciparsi-dai-Genitori

www.liosite.com/citazione/erich-fromm-il-compito-principale-nella-vita-di-un-uomo-e-di-dare-alla-luce-se-steso