Prosocialità

EDUCARE ALLA CITTADINANZA: L’APPROCCIO PSICO-PEDAGOGICO DELLA PROSOCIALITÀ_Daniela Alessandri

UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MACERATA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE

CORSO DI LAUREA IN FORMAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE

TESI DI LAUREA IN PEDAGOGIA DELLE RISORSE UMANE: Educare alla Cittadinanza: L’approccio psico-pedagogico della Prosocialità

laureanda Daniela Alessandri relatore Chiar.mo Michele Corsi


Abitiamo la Terra e questo significa che dobbiamo prendere coscienza della comunità di destino a cui apparteniamo e che ci unisce in maniera sempre più forte e profonda. C’e  un senso politico e filosofico in tutto questo che necessita di una nuova ridefinizione della cittadinanza.”

Edgar Morin

Questo studio intende prendere in esame le problematiche relative all’educazione alla cittadinanza, che, negli ultimi anni, hanno assunto un profilo particolarmente significativo, sul piano civile e culturale, alla luce del cambiamento  e delle fasi di  transizione  che attraversano  la nostra società, del dibattito politico che accompagna il  processo di unificazione del continente europeo, delle nuove sfide nell’educare in un tempo di straordinaria complessità come il nostro, della necessità di individuare nuovi lineamenti pedagogici.

Le trasformazioni che connotano le attuali società occidentali impegnano a ripensare alla funzione del docente e al compito etico civile della scuola, che esige percorsi didattici adeguati a veicolare proposte culturali innovative sulla pedagogia della cittadinanza relativamente a questioni sociali, storiche e per finire teorico-metodologiche.

Definire la cittadinanza è senza dubbio un esercizio complesso in quanto il concetto si amplia progressivamente ed evolve in proporzione a quanto si diversificano gli stili di vita e i modi di relazionarsi agli altri. Lungi dal limitarsi al livello nazionale, la nozione di coesistenza armoniosa tra i cittadini si riferisce al concetto di comunità in contesti diversi – locale, regionale, nazionale e internazionale – che gli individui vanno a costituire. È quindi difficile definire il concetto in una dimensione sovranazionale dato che i significati di questo termine spesso differiscono da un paese e l’altro.

Il termine di cittadinanza allude a virtù private che attengono al benessere individuale, oltrechè  a virtù pubbliche. Con esso si passa quindi, da un’idea di educazione alla cittadinanza, intesa come formazione del cittadino, individuo e soggetto attivo nell’ambito della vita collettiva (politica, sociale, economica), ad un’idea di educazione alla convivenza civile in cui si dà più importanza alla sfera individuale e alle relazioni interpersonali.

Ma cosa significa essere cittadini? Si è cittadini quando si adempiono i propri doveri, si partecipa alla vita pubblica, si conosce la legislazione del proprio paese o invece quando si esprime il senso di appartenenza a una collettività?I comportamenti civili attengono più alla sfera pubblica o a quella privata? O piuttosto nell’educazione alla cittadinanza si intrecciano tutti questi obiettivi e contenuti oltre a diverse dimensioni di apprendimento.

Secondo Milena Santerini è impossibile separare in tutta l’educazione le componenti morali, cognitive ed emozionali ed è quindi necessaria un’educazione alla cittadinanza integrata e multidimensionale.

Nella prima parte della trattazione verranno individuati i processi di transizione che percorrono la nostra società come la globalizzazione, l’interattività economica, i processi migratori, l’incontro di culture e religioni, di mentalità, di usi e di costumi, il ritorno dei localismi, la rivoluzione tecnologica e la dimensione crescente della comunicazione. Verranno analizzati altresì le caratteristiche della domanda sociale in termini di cittadinanza, gli orientamenti dei principali organizzazioni internazionali e i compiti formativi di competenza della scuola.

Seguirà una parte dove verrà ripercorsa la storia dell’educazione, intesa come educazione “al vivere civilmente insieme” che ha avuto, in relazione al momento storico e politico denominazioni diverse e che si sono succedute nel tempo, nei programmi scolastici italiani, dalla legge Coppino alla Legge del 28 marzo 2003, n.53, Legge Delega “per la definizione delle norme generali sull’istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”  dove per la prima volta si è parlato di Educazione alla Cittadinanza.

Infine, nella terza parte si propone un approccio metodologico di carattere psico-pedagogico che fa da sfondo all’educazione alla cittadinanza.

È l’approccio prosociale che al tradizionalismo didattico contrappone un paradigma orientato all’essere in relazione, come apertura verso l’altro, alterità, che insieme alla diversità, diventa un valore e un arricchimento e promuove l’etica della reciprocità.

Mai, come in questi anni, il rispetto dell’altro si è imposto come scelta necessaria, frutto di una maggior consapevolezza che il benessere di ciascuno poggia sul contributo di tutti. “Spartire”, “condividere”, “donare” non rappresentano solo finalità dell’etica individuale e sociale, ma reali sfide che richiamano l’adozione di radicali mutamenti strategici nelle relazioni.

“L’io accanto al noi non è un ideale impossibile, ma la scelta necessaria di un mondo interdipendente”.

L’idea portante di questo lavoro è che nello stile della prosocialità vi sia un’opportunità per  superare e risolvere questa forte dicotomia: “coniugare lo sviluppo del singolo con la promozione della comunità… l’affermazione dell’uno e i bisogni dei molti..” promovendo una nuova via per formare il cittadino del mondo del futuro,  un mondo che presenta delle sfide nuove in quanto nuove le sue caratteristiche di interconnessione, di interdipendenza e di complessità.

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