Prosocialità

PROSOCIALITA’ Risorsa per l’educazione del terzo millennio_GIANNA SPITELLI

UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE Corso di Laurea in SCIENZE DELLA PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA

Laureanda  Gianna Spitelli            Relatore   Prof.ssa Floriana Falcinelli

Anno accademico 2009/2010

“Ci troviamo dinanzi a un fatto fondamentale.

Se la civiltà è chiamata a sopravvivere,

dobbiamo coltivare la scienza delle relazioni umane,

la capacità di tutti i popoli, di tutte le razze,

di vivere insieme e di lavorare uniti

in un mondo unito e pacifico”.

F. Roosevelt

INTRODUZIONE La scelta di trattare la prosocialità come tesi da difendere e sostenere nasce da una crescente preoccupazione condivisa oggi da molti educatori che, vivendo, come me, giornalmente a contatto con  bambini e adolescenti oppure operando in ambiti diversi di interventi educativi, terapeutici, preventivi o quant’altro, si rendono sempre più conto che i numerosi problemi di ordine sociale vanno risolti favorendo la costruzione di una cultura positiva. Da sempre le società sono state interessate al miglioramento della qualità di vita dei singoli individui e attualmente si sente più che mai il bisogno di orientare le pratiche educative e gli indirizzi culturali verso mete socialmente utili, verso una concezione solidale della vita. La forte motivazione che ci deve spingere in tale direzione è il miglioramento del nostro agire quotidiano, improntato all’egoismo, alla competizione, alla sfida da cui derivano fenomeni diffusi ed inquietanti, come l’aggressività, il bullismo e numerosi altri comportamenti antisociali. Nel capitolo primo si porrà in evidenza il valore indiscutibile dell’educazione come fattore di sviluppo della società analizzando il nuovo umanesimo che emerge da documenti internazionali e nazionali, a dimostrazione che i principi educativi rispondono a scelte pedagogiche e politiche che riguardano proprio gli Stati e la Comunità mondiale. Nel capitolo secondo si cercherà di delineare i presupposti pedagogici e teorici che giustificano  la prosocialità, intesa come promozione di quegli atteggiamenti costruttivi che influiscono positivamente sulle relazioni sociali e, nell’ottica del personalismo, sul benessere della persona per un complessivo miglioramento della qualità della vita. In particolare verranno esaminate le caratteristiche fondamentali del comportamento prosociale visto nell’ottica di sviluppo e di manifestazione di una delle intelligenze fondamentali di cui tratta Gardner. Il terzo capitolo sarà dedicato all’analisi di come i vari ambiti educativi (famiglia, scuola, extrascuola, gruppo dei pari, mass-media) possano influenzare la formazione di una “persona prosociale”, ponendo in evidenza strategie significative di intervento. Nel capitolo successivo, dopo aver ribadito la necessità di educare alla prosocialità per una nuova paideia, si procederà all’analisi di alcuni modelli di programmi educativi che, grazie a Roche e ad altri convinti esponenti di un’educazione volta alla promozione di comportamenti prosociali, sono già stati applicati in vari contesti sociali (es. scuola, psicoterapia). In particolare dovrebbe emergere come in un clima socio-affettivo tranquillo, non basato sulla competizione ma sulla cooperazione e sull’aiuto reciproco, sia più facile e più significativa ogni forma di apprendimento, a partire dal settore familiare a quello scolastico, a quello sportivo, a quello politico. Si cercherà, quindi, di delineare un modello integrato che possa, utilizzando strategie particolari legate ad esempio alla didattica dell’animazione, essere applicabile in campo educativo prevedendo una sinergia di forze che operino per degli obiettivi comuni. Verrà inserito (nel capitolo quinto) un Progetto di Comunità sperimentato in un comune d’Italia, il Comune di San Severo (Foggia), grazie alla consulenza del Prof. Donato Salfi che opera, insieme a Fiorella Monteduro, che ne è la Presidente, all’interno dell’Associazione ISACPro. Il Progetto è stato gentilmente fornito a supporto della presente Tesi di Laurea, onde avvalorare quanto si sosterrà in merito agli esiti positivi di un intervento educativo in cui entrano in azione tutte le risorse umane e non, presenti in un dato territorio. Il capitolo sesto ci porterà a trarre le dovute e inevitabili conclusioni sulla validità di un’educazione prosociale, specie se realizzata con la sinergia di forze che agiscono sulla persona e sulle relazioni interpersonali. In particolare la relazione d’aiuto diventa un’arte e la prosocialità la maggiore espressione. Si ribadirà come sulla qualità della vita incida in modo significativo la qualità delle relazioni umane che facilitino la capacità di instaurare  scambi positivi, etici, costruttivi tra gli individui e tra i gruppi di appartenenza. Di conseguenza sarà più chiaro che per costruire una cultura del positivo diventa prioritario intervenire sulla capacità umana di interagire e pianificare percorsi che orientino gli individui verso comportamenti socialmente adeguati piuttosto che concentrare l’attenzione e le ricerche verso la riduzione o l’“estinzione” delle azioni socialmente inadeguate e riprovevoli. Diviene, pertanto, fondamentale il ruolo dell’educatore, quale operatore qualificato e competente, una “figura di rete” capace di attivare atteggiamenti positivi, di lavorare in team e di gestire relazioni con tutte le persone, le agenzie formative, nelle diverse situazioni e contesti sociali e territoriali. Si ritiene tutto ciò impellente per costruire una relazione educativa efficace e per determinare quella svolta necessaria affinché l’educazione del terzo millennio si orienti al miglioramento generale della qualità della vita.

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