Prosocialità

ACCOGLIERE L’ALTRO ATTRAVERSO L’INTEGRAZIONE SOCIALE E LAVORATIVA

Di Maria Concetta Antelmi

Parlare oggi, nel mezzo della crisi economica e finanziaria, di accoglienza dell’altro o altruismo   sembra proprio uno sproposito.

Infatti, il termine accoglienza, implica analisi richieste – bisogni, la presa in carico, l’ipotesi di lavoro, il percorso-.

L’accoglienza è l’elemento primario all’interno della definizione di una   relazione.

Accogliere l’altro vuol dire, anche, saper farlo accettare dagli altri, ossia, integrarlo/includerlo.

L’integrazione sociale avviene quando vi è, prima, sostegno sociale.

Il sostegno sociale,  è stato definito da Ensel e Kuo nel  1979, come l’insieme delle risorse accessibili all’individuo attraverso i contatti con altri individui, gruppi e o comunità.

Lo possiamo dividere in oggettivo, ossia il sostegno effettivo che il soggetto riceve e soggettivo, ossia come viene percepito, e la reale soddisfazione che ne può derivare.

E’ importante conoscere  le nozioni del sostegno sociale, per poi applicarli.

Infatti, le funzioni stabilite da House 1981 del sostegno sociale, sono molto importanti per chi le riceve sono: sostegno emotivo, manifestazione di affetto, interesse e amore verso l’altro;

sostegno informativo, che è l’aiuto psicologico, nel dare informazioni di cui necessita una persona, quelle informazioni   che lo aiutino a risolvere un problema;

sostegno strumentale; forma di sostegno o aiuto che consiste in un intervento attivo verso un altro, esempio prestito di denaro, ausili o altro materiale;

sostegno affiliativo o di stima, o valutativo.

Il sostegno può essere percepito secondo tre fonti: la famiglia, gli amici e altri significativi. Lo studio delle misure del sostegno sociale calcolano,  come fonti di sostegno e la soddisfazione nei confronti del sostegno disponibile. per fare ciò si utilizzano degli strumenti di ricerca che sono sia quantitativi che qualitativi, che qui non affronteremo nel dettaglio.

Comunque, dire  oggi inclusione vuol dire rimettere al centro alcuni concetti fondamentali della pratica sociale: eguaglianza, giustizia, solidarietà e cooperazione. Come sappiamo negli ultimi tempi queste parole sono sparite dal vocabolario giornalistico, mediatico e anche politico, cioè nella vita quotidiana di ogni singolo individuo.

Per far si che avvenga l’accoglienza e l’inclusione la società dovrebbe  avere e mettere in  pratica LE ABILITÀ PROSOCIALI

Descriviamo brevemente le abilità prosociali (Salfi, Monteduro, 2004)

1. L’ottica positiva ; 2. La comunicazione; 3. L’ empatia;4. L’assertività ed alterna all’aggressività;.

5. L’ autocontrollo; 6. La risoluzione dei problemi e creatività; 7. L’aiutare, il condividere, il collaborare.

Ma viviamo anche in quello che il sociologo e filosofo francese Bernard Stiegler chiama le società “incontrollabili d’individui disillusi‟; società dominate dalla produzione, multi materiale e sempre più tecnologica, dove domina la miseria economica finanziaria, domina anche la miseria comportamentale verso l’altro, miseria simbolica dell’esistenza, una società che si presenta come ricca in  tutte le sue forme. E questa  realtà rende più difficile integrare le persone con delle difficoltà  soprattutto i disabili.

Kant,il filosofo tedesco, scrive “Inclusione dell’altro significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche- e soprattutto- a coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono  rimanere”.

Si è visto  l’importanza del lavoro come fattore fondamentale per l’affrancamento e l’integrazione sociale delle persone disabili  è una certezza ormai da tempo acquisita, quantomeno a livello di coscienza collettiva culturalmente avvertita ed un minimo informata sulle potenzialità ed i diritti di cittadinanza delle persone invalide o in situazione di handicap (Goussot 2009).

La vita dei disabili e di tutte le persone svantaggiate può migliorare, infatti è fondamentale per l’integrazione lavorativa e sociale della persona non solo l’apprendimento di una mansione e prima ancora l’addestramento, bensì il possesso di adeguate competenze socio-relazionali, trasversali, di ruolo che solo in un contesto-setting psicosociale aperto alla diversità,  rende favorevole.

Questo è reso possibile grazie alla legge 68/99. La norma sul collocamento obbligatorio, che  tutti  gli enti lavorativi dovrebbero applicare.

Il concetto di integrazione lavorativa e sociale ci aiuta  a definire la qualità della vita di una persona assemblando tra loro ambiti esistenziali diversi, lavorativi ed extra lavorativi si perviene, dunque, ad attribuire le condizioni di benessere sociale e psicofisico del soggetto,   disabile e non.

Essere parte di una comunità societaria, di un gruppo di lavoro, in particolare per una persona disabile con esperienze pregresse di isolamento è di importanza determinante per soddisfare le fondamentali esigenze di appartenenza, stima e autorealizzazione ( definite da Maslow nella piramide dei bisogni umani, rispettivamente al 3°, 4° e 5°livello).

I disabili, cosi, si sentono appartenere ad un gruppo, il gruppo dei “normali”..

BIBLOGRAFIA

Goussot A., (a cura di), Il disabile adulto, Maggioli, Santarcangelo di

R., 2009.

Salfi D., Monteduro, F., (2003-2004) “Un programma di educazione alla prosocialità nella scuola elementare”, Psicologia e Scuola, n°116,117,118,119,120, Giunti,.

Stiegler B. “ Mécréance et discrèdit (les société inctrolablesd‟individus désafectés)” Galilée-Paris-2008;