Prosocialità

Affrontare gli eventi catastrofici: aiutare gli altri protegge noi stessi.

a cura di Fiorella Monteduro

Presidente ISAC Pro

 Molte Regioni italiane sono a rischio di terremoti e disastri ambientali. I più recenti L’Aquila e l’Emilia, mietendo morti,  feriti e costringendo migliaia di persone ad abbandonare le proprie abitazioni. Oltre a queste conseguenze, gli eventi traumatici, catastrofici o violenti possono determinare sofferenze psicologiche tanto nell’ immediato quanto nel tempo lungo.

La maggior parte delle persone, anche se viene esposta ad eventi potenzialmente traumatici, subisce solo delle reazioni emotive transitorie, mentre una minoranza può andare incontro al Disturbo Acuto da Stress (DAS) e al Disturbo da Stress Post-Traumatico (PTDS)

I sintomi di PTSD si sovrappongono maggiormente con quelli della depressione e dell’ansia. Così si osserva che l’84% degli individui con PTSD incontra i criteri per almeno un altro disturbo psichiatrico (Brunet A. et al., 2007).

Generalmente, gli studi postdisastri si focalizzano sulla ricerca di problemi d’internalizzazione, al contrario si sono osservati frequentemente anche problemi di esternalizzazione, soprattutto nella fascia dell’età evolutiva (Marsee M. A., 2005; Hausain S. A. et al., 2008).

La prevalenza lifetime del PTSD in una popolazione normale sembra essere inferiore all’ 8% (AAVV., 2007, Elkit, 2002,) .

Notevole è l’eterogeneità delle stime di incidenza di PTSD in bambini esposti al trauma, legate a differenze metodologiche negli studi ed ai differenti tipi di eventi traumatici. La maggior parte degli studi epidemiologici sono stati condotti su adolescenti e adulti e comunque, in generale, sono pochi quelli svolti in Europa  ed in Italia.

Abbiamo visto che nell’ impostazione diagnostica del DSM il PTSD ha due determinanti: l’evento critico e la reazione del soggetto. Soggetti diversi possono reagire allo stesso evento traumatico con un continuum di risposte che si distribuiscono  da una ‘normale reazione emozionale verso un evento anormale’ sino al vero e proprio PTSD e alle sue forme più perniciose.  Gli studi testimoniano l’ ovvio interesse dei ricercatori ad isolare i fattori che determinano il diverso destino dei soggetti esposti alle medesime situazioni traumatiche. Se vi è un accordo generale sui sintomi primari del disturbo,  non vi è sugli eventi ritenuti stressori.

Secondo i criteri di stressori del DSM IV molte persone in vario modo potrebbero essere state esposte ad una esperienza traumatica (AAVV., 2007)  .  Tuttavia solo recentemente la comunità scientifica si è orientata a pensare, che forse abbiamo maggiore necessità di analizzare le caratteristiche di vulnerabilità dei soggetti (AAVV., 2007) , più che le caratteristiche degli eventi, ma ancor più di concentrarci sulle caratteristiche delle persone che non sviluppano PTSD e, quindi, sui fattori protettivi (Wessely S. et al., 2008).

Dopo questa inversione di tendenza, diversi studi condotti (Pina A. A. et al., 2008, Luterbach D. et al., 2007, Bokszcanin A., 2008, )  su soggetti in età evolutiva hanno messo in correlazione talune caratteristiche personali, familiari, sociali ed educazionali di questi soggetti con la manifestazione della sintomatologia del Disturbo da Stress Post Traumatico ed hanno isolato alcuni fattori che, poiché non si correlano con il PTSD, sono  stati inclusi tra i fattori protettivi, quali: la capacità di giudizio; il coping attivo; il supporto familiare,  il sostegno paterno nella relazione, nella comprensione dei problemi, nella vigilanza e nel controllo; il supporto emotivo da parte di genitori attivamente impegnati nel processo educativo; possibilità di contare sugli amici, di aprirsi, di essere meno diffidenti verso gli sconosciuti; senso di appartenenza alla comunità, mutuo interesse reciproco, connessione, incoraggiamento a rimanere uniti; presenza di una comunità che aiuta il soggetto ad affrontare la situazione, riducendo l’isolamento, normalizzando la sofferenza e riducendo proporzionalmente la possibilità di sviluppare PTSD.

Altri studi su soggetti adulti (Linley P. A. et al., 2008, Dekel et al., 2009), rilevano anche una possibile reazione all’ evento traumatico paradossalmente positiva: alcuni soggetti, ad esempio, a seguito dell’ esposizione ad eventi traumatici, sviluppano cambiamenti cognitivi positivi, ma anche un incremento della religiosità, dei comportamenti prosociali e l’impegno politico e sociale ( Poulin M. J. et al., 2009) e questo riduce fortemente la possibilità di sviluppare il PTSD. Rimane il fatto che gli eventi traumatici spesso distruggono le assunzioni su di sé e sul mondo nelle persone che vi sono esposte che, poi, sviluppano i sintomi di PTSD (Linley P. A. et al., 2008). Come mai alcuni sviluppano significati in positivo ed altri no? Ecco la questione cruciale.

Vediamo ora come la reazione di stress è una complessa “transazione” tra l’individuo e l’ambiente (Meichenbaum,1985).  La psicologia cognitiva ha da  tempo evidenziato come in realtà non vi siano degli stressors definiti ed uguali per tutti, in quanto persone diverse avranno reazioni differenti dinanzi allo stesso evento stressante.

      Di fatti, vi sono alcune persone che tendono a percepire le richieste ambientali come minaccianti, mentre altri le avvertono come sollecitazioni ed in questo i fattori di personalità, hanno un ruolo importante  (Lazarus R., 1982).

Diversi noti studiosi americani (Beck, 1976; Ellis, 1972; Seligman, 2002; Fredrickson, 1998; Fava e Ruini, 2003) hanno concentrato la loro attenzione sulle emozioni positive. In particolare, negli ultimi anni, nell’ambito della psicologia si è sviluppata la consapevolezza di un suo un limite insito nell’essersi occupata esclusivamente degli aspetti curativi, quindi, della “malattia”e del “danno”, quando questi erano ormai conclamati. Lo stesso Seligman (2002), uno dei promotori del cambiamento di tendenza nella psicologia, si dichiara stupito dal fatto che in pochi  prima d’ora, si siano posti il problema del perché possediamo la capacità di sperimentare emozioni positive e della loro funzione, al contrario, migliaia di studi scientifici sono stati condotti sulle emozioni negative.

In altri termini, vi è una modificazione dell’azione anche nei confronti del disagio conclamato, che non punta soltanto alla riduzione del malessere, ma si occupa anche e soprattutto del “ben-essere” delle persone (Fava e Ruini, 2003).

La letteratura scientifica (in Seligman, 2002) indica che lo stato d’animo orientato al positivo, si è dimostrato essere  un buon indicatore di salute e longevità; le persone caratterizzate da questo stile cognitivo presentano una pressione arteriosa più bassa, un sistema immunitario più reattivo; una maggiore capacità di sopportare ed affrontare il dolore, maggiori livelli di produttività sul lavoro;  una vita sociale appagante ed altruismo in maggior misura rispetto ad altri soggetti. Altri studi di laboratorio hanno dimostrato che, quando i bambini ed  gli adulti venivano sottoposti a delle condizioni sperimentali in cui erano resi felici, si mostravano più empatici e generosi verso il prossimo in difficoltà (in Seligman, 2002).

Sono diversi i fattori, che a vari livelli qualificano le abilità prosociali come fattori protettivi della salute mentale (Bandura et al, 1996, 1999, 2001, Caprara et al. 2001, Burman 1988; Ellison, 1991; Steca P., Caprara M. 2006; Wheeler et al. 1998, Young e Glasow, 1998; Midlarski, 1991; Midlarski e Kahana, 1994) . La loro espressione massima, in tal senso, si evidenzia proprio nelle situazioni limite.

      Analizzando il vissuto di coloro che si sono confrontati con esperienze traumatiche, come guerre, campi di sterminio   , catastrofi naturali o determinate dall’uomo, troviamo come uno tra i fattori rilevanti che hanno garantito l’equilibrio psicologico, l’essersi occupato degli altri o potremo dire,  emesso delle azioni prosociali. (Karpor-Stanulovic N., 2002,  Frankl V. E., 1984).

In questo quadro, s’inserisce a tutti gli effetti l’ottica prosociale con le sue componenti. Tra le abilità prosociali, a livello cognitivo, abbiamo “l’ottica positiva” , che sollecita ed orienta a focalizzare consapevolmente la propria attenzione sugli aspetti positivi dell’altro e della realtà delle relazioni ed interazioni.

Altro fattore importante su cui riflettere per lo sviluppo ed il mantenimento di uno stile cognitivo orientato al positivo, nella sua funzione di fattore protettivo della salute mentale, è l’abilità del dare, aiutare, condividere ( come componente delle abilità prosociali).

Numerosi studi sperimentali (in Seligman, 2002) nei report delle persone che hanno sperimentato emozioni piacevoli e positive, hanno osservato che il senso di gratificazione più potente, durevole ed appagante è dato dell’essersi dedicati agli altri. Altre forme di piacere sono apparse poco durevoli e velocemente tendono a dare assuefazione.

Un percorso formativo dei bambini ai fattori protettivi, quale è ritenuta la prosocialità, nel repertorio delle competenze cognitive, emozionali, relazionali e comportamentali di soggetti in età evolutiva, riteniamo aumenti  la capacità di fronteggiare le situazioni traumatiche e, conseguentemente, ridurre la comparsa e/o la persistenza di PTSD e di altre forme psicopatologiche frequentemente osservate come risposta al trauma (depressione, ansia, disturbi del comportamento). Quindi, le abilità prosociali non solo come fattori di protezione mentale (Bandura et al, 1996, 1999, 2001, Caprara et al. 2001, Burman 1988; Ellison, 1991; Steca P., Caprara M. 2006; Wheeler et al. 1998, Young e Glasow, 1998; Midlarski, 1991; Midlarski eKahana, 1994, Karpor-Stanulovic N., 2002,  Frankl V. E., 1984), ma anche come importante elemento di armonizzazione delle relazioni interpersonali (ROCHE R. 1999), ricordando l’importanza del senso di comunità e del suo supporto nelle situazioni catastrofiche.

 Bibliografia

  1. AAVV. ( 2007). Rethinking posttraumatic stress disorder. Harvard Mental Health Letter, 24 (2),1-4.
  2. AMERICAN PSYCHIATRIC ASSOCIATION (2000). Diagnostic and Statistical Manual of Mental Disorders (DSM-IV), 4th edition. Text Revision. American Psychiatric Press: Washington, DC.
  3. AXELROD B. N. ET AL. (2007). Evaluation of traumatic events as defined by DSM IV criteria. Intenational Journal of Psychiatry Practice, 11 (4), 263-267.
  4. Bisson J, Andrew M. (2007), Psychological treatment of post-traumatic stress disorder (PTSD).
  5. BANDURA A. BARBARANELLI C., CAPRARA G. V., PASTORELLI C. (1996 ). Multifaced impact of self-efficacy beliefs on academic functioning. Child Development, 67, 1206-1222.
  6. BANDURA A. BARBARANELLI C., CAPRARA G. V., PASTORELLI C., REGALIA C. (2001).Sociocognitive self-regulatory mechanism governing trasgressive behavior. Journal of Personality and Social Psychology, 80, 125-135. 
  7. BANDURA A., PASTORELLI C., BARBARANELLI C., CAPRARA G. V., (1999 ). Self-efficacy. Pathways to childhood depression, Journal of Personality and Social Psychology, 76, 258-269
  8. BECK A. T., (1976). Cognitive Therapy and emotional disoders, International Universities Press, (Trad. it. Principi di terapia cognitiva, Astrolabio, 1984).
  9. BISSON J, ANDREW M. (2007), Psychological treatment of post-traumatic stress disorder (PTSD)., Cochrane Database Syst Rev. 2007 Jul 18;(3)

10. BISSON J.I. (2003). Single-session early psychological interventions following traumatic events. Clinical Psychology Review23, 481-499.

11. BOKSZCANIN A. ( 2008). Parental support, family conflict, and overprotectiveness: predicting PTSD symptom levels of adolescents 28 months after a natural disaster. Anxiety, Stress & Coping, 21( 4),325-335.

12. BOLTON D, O’RYAN D, UDWIN O, BOYLE S, YULE W. (2000).The long-term psychological effects of a disaster experienced in adolescence: II: General psychopathology. J Child Psychol Psychiatry. 2000 May;41(4):513-23.

13. BRESLAU N. (2002). Epidemiologic studies of trauma, posttraumatic stress disorder, and other psychiatric disorders. Canadian Journal of Psychiatry47, 923-929.

14. BROBERG AG, DYREGROV A, LILLED L. (2005).The Göteborg discotheque fire: posttraumatic stress, and school adjustment as reported by the primary victims 18 months later. J Child Psychol Psychiatry. 2005 Dec;46(12):1279-86.

15. BRUNET A. ET AL. (2007). Don’t throw out baby with the bathwater (PTSD is not overdiagnosed ). Candian  J. of Psychiatry, 52, 501-502.

16. BURMAN P. ( 1988). Killing time, losing ground: Experiences of unemployment, Toronto, Thompson Educational.

17. CAPRARA G. V., BONINO S. (a cura di)(2006). Il comportamento prosociale. Erickson

18. CHETOMB,C.M.,NAKASHIMA,J.,& HAMADA,R.S. (2002). Psychosocial intervention for postdisaster trauma in elementary school children. Archives of Pediatric and Adolescent Medicine,156,211–216.

19. COHEN J.A. & MANNARINO A.P. (1997). A treatment study for sexually abused preschool children. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry 36, 1228-1235.

20. COSTELLO E.J., ERKANLI A., FAIRBANK J.A. & ANGOLD A. (2002). The prevalence of potentially traumatic events in childhood and adolescence. Journal of Trauma and Stress 15, 99-112.

21. DARVES-BORNOZ J. M. . (2008). Main traumatic events in Europe: PTSD in the European study of the epidemiology of mental disorders survey. 21(5), 445-462.

22. DEBLINGER E., STEER R.A. & LIPPMAN J. (1999). Two-year follow-up study of cognitive behavioral therapy for sexually abused children suffering post-traumatic stress symptoms. Child Abuse and Neglect 23, 1371-1378.

23. DEKEL ET AL. (2009). Posttraumatic stress and growth: the contribution of cognitive appraisal and sense of belonging to the country. Health & Social Work, 34 (2), 1-15.

24. DI GRANDE ET AL. ( 2008). Posttraumatic stress symptoms, PTSD and risk factors among lower Mahattan residents 2-3 years after the September 11,2001 terrorist attacks. J. of Traumatic Stress , 21 (3), 264-273.

25. EHLERS A, CLARK DM. (2008)Post-traumatic stress disorder: the development of effective psychological treatments. Nord J Psychiatry. 2008;62 Suppl 47:11-8.

26. EHLERS A., CLARK D.M. (2000).A cognitive model of posttraumatic stress disorder., Behav Res Ther. 2000 Apr;38(4):319-45.

27. ELKLIT A. (2002) Victimization and PTSD in a Danish national youth probability sample., J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 2002 Feb;41(2):174-81.

28. ELKLIT A., SHEVLIN M. ( 2007). The structure of PTSD symptoms: attest of alternative models using confirmatory factor analysis. British J. of Clinical Psychology. 46, 299-313.

29. ELLIS A., (1972). Helping people get better: Rather than merely feel better, Rational Living, vol. 7, n.2, pp. 2-9.

30. ELLISON C. G. ( 1991). Religiuos involvement and subjective well-being, Journal of Social and Health Behavior, 32, 80-99

31. FAVA G.A. E RUINI C., (2003) “Development and characteristics of a well-being enhancing psychoterapeutic strategy: well-being therapy”. In: Journal of Behavior Therapy and Experimental Psychiatry, 34, , pp. 45-63, Elsevier Science Ltd.

32. FRANKL V. E., In search of  Meaning, Simon&Schuster, 1984.

33. FREDRICKSON B., (1998). “What good are positive emotions?”. In: Review of General Psychology, 2, , pp. 300-319.

34. FRIEDMAN M.J., FOA E.B. & CHARNEY D.S. (2003). Toward evidence-based early interventions for acutely traumatized adults and children. Biological Psychiatry 53, 765-768.

35. GALEA S. ET AL. (2008) Financial and social circumstances and the incidence and course of PTSD in Missippi during the first two years after hurricane Katrina. J. of Traumatic Stress, 21 (4), 357-368

36. GHESQUIERE A. ET AL. (2008). Adolescents’ and parents’ on posttraumatic stress disorder symptoms and functioning after adolescent injury. J. of Traumatic Stress, 21 (5), 487-491.

37. GIACONIA RM, REINHERZ HZ, SILVERMAN AB, PAKIZ B, FROST AK, COHEN E (1995), Traumas and posttraumatic stress disorder in a community population of older adolescents., J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. 1995 Oct;34(10):1369-80.

38. GOENJIAN AK, KARAYAN I, PYNOOS RS, MINASSIAN D, NAJARIAN LM, STEINBERG AM, FAIRBANKS LA.,(1997) Outcome of psychotherapy among early adolescents after trauma., Am J Psychiatry. 1997 Apr;154(4):536-42.

39. GOENJIAN AK, WALLING D, STEINBERG AM, KARAYAN I, NAJARIAN LM, PYNOOS R. (2005) A prospective study of posttraumatic stress and depressive reactions among treated and untreated adolescents 5 years after a catastrophic disaster.,Am J Psychiatry. 2005 Dec;162(12):2302-8.

40. GOENJIAN AK, WALLING D, STEINBERG AM, ROUSSOS A, GOENJIAN HA, PYNOOS RS. (2009), Depression and PTSD symptoms among bereaved adolescents 6(1/2) years after the 1988 Spitak earthquake., J Affect Disord. 2009 Jan;112(1-3):81-4.

41. HAUSAIN S. A. ET AL. ( 2008). The relationship between PTSD symptoms and attention problems in children exposed to the Bosnian war. J. of Emotional and Behavioural Disorders, 16 (1), 52-62.

42. HEIM C., NEWPORT D.J., HEIT S., GRAHAM,Y.P., WILCOX M., BONSALL R.,

43. KAPOR- STANULOVIC N. (2002) Emergenze internazionali: la mia esperienza in Kossovo. In: Lo Iacono A. , Troiano M. (a cura di). Psicologia dell’emergenza. Editori Riuniti.

44. KESSLER RC, SONNEGA A, BROMET E, HUGHES M, NELSON CB. (2005). Posttraumatic stress disorder in the National Comorbidity Survey. Arch Gen Psychiatry. 1995 Dec;52(12):1048-60.

45. LAZARUS R. S., (1982). “Stress and coping as factors in health and illness”, In: AAVV, Psychosocial aspects of cancer, a cura di J. Cohen et al. , New York, Raven press.

46. MEICHENBAUM D.,  (1985).  Stress Inoculation Training, Pergamon Press, (Trad. italiana: Al termine dello stress, Erickson, Trento, 1990 ).
LINLEY P. A. ET AL. (2008). Positive changes in outlook following trauma and their relationship to subsequent posttraumatic stress, depression and anxiety. 27,8, 877-891

47. LUTERBACH D. ET AL. (2007). The relationship between childhood support and later emergence of PTSD. J. of Traumatic Stress, 20 (5), 857-867.

48. MARCH,J.S.,AMAYA-JACKSON,L.,MURRAY,M.C.,& SCHULTE,A. (1998). Cognitive-behavioral psychotherapy for children and adolescents with posttraumatic stress disorder after a single-incident stressor. Journal of the American Academy of Child and Adolescent Psychiatry,37,585–593.

49. MARGOLIN G., GORDIS E.B. (2000).The effects of family and community violence on children., Annu Rev Psychol. 2000;51:445-79.

50. MARSEE M. A. (2005). Reactive aggression and posttraumatic stress in adolescents affected by hurricane Katrina. J. of Clinical Child & adolescent psychology, 37 (3), 519-529.

51. McNALLY R. J. (2008). Panic and posttraumatic stress disorder: implications for culture, risk, and treatment. Cognitive Behavior Therapy, 37 (2), 131-134.

52. Medical Association290, 603-611.

53. MIDLARSKY E. (1991). Helping as coping. In: M.S. Clark ( a cura di ), Prosocial behaviour. Thousan Oaks, CA, Sage Pubblications, 238-264.

54. MIDLARSKY E., HANNAH M.E. (1994). Altruism in later life. Thousan Oaks, CA, Sage Pubblications.

55. MOLLICA RF, CARDOZO BL, OSOFSKY HJ, RAPHAEL B, AGER A, SALAMA P. (2004) Mental health in complex emergencies., Lancet. Dec 4-10;364(9450):2058-

56. MORGAN L, SCOURFIELD J, WILLIAMS D, JASPER A, LEWIS G. (2003).The Aberfan disaster: 33-year follow-up of survivors., Br J Psychiatry. 2003 Jun;182:532-6.

57. NEUNER F, CATANIC, RUF M, SCHAUER E, SCHAUER M, ELBERT T. (2008).Narrative exposure therapy for the treatment of traumatized children and adolescents (KidNET): from neurocognitive theory to field intervention., Child Adolesc Psychiatr Clin N Am. 2008 Jul;17(3):641-64, x.

58. NICE, (2005). National Institute for Clinical Excellence [NICE]. (2005). National clinical practice guideline number 26: Post-traumatic stress disorder – The management of PTSD in adults and children in primary and secondary care. London: Gaskell and British Psychological Society.

59. PINA A. A. ET AL. (2008). Social support, discrimination, and coping as predictors of posttraumatic stress reactions in youth survivors of hurricane Katrina. J. of Clinical & Adolescent Psychology, 37 (3), 564-574.

60. PINE D.S. & COHEN J.A. (2002). Trauma in children and adolescents: risk and treatment of psychiatric sequelae. Biological Psychiatry51, 519-531.

61. POULIN M. J. et al. ( 2009). Finding social benefits after a collective trauma: perceiving societal changes and well-being following 9/11. Journal of Traumatic Stress, 22, pp. 81-90.

62.  ROCHE R. (1999) «L’educazione alla prosocialità come ottimizzatrice della salute mentale e della qualità nelle relazioni sociali», Nuova Umanità, 1,121, 29-48. .

63. SALMON K.,  BRYANT R.A. (2002). Posttraumatic stress disorder in children. The influence of developmental factors., Clin Psychol Rev. ,22(2):163-88.

64. SALFI D., MONTEDURO F. ( 2004-2005). Un programma di educazione alla prosocialità nella scuola elementare. Psicologia e Scuola, Giunti, n.116,117,118

65. SALFI D., MONTEDURO F., GERMAN S. ( 2004-2005). Un programma di educazione alla prosocialità nella scuola elementare. Psicologia e Scuola, Giunti, n.119,120

66. SMITH P, YULE W, PERRIN S, TRANAH T, DALGLEISH T, CLARK DM. (2007).Cognitive-behavioral therapy for PTSD in children and adolescents: a preliminary randomized controlled trial., J Am Acad Child Adolesc Psychiatry. ,46(8):1051-61.

67. STALLARD P, SALTER E, VELLEMAN R.  (2004). Posttraumatic stress disorder following road traffic accidents – a second prospective study., Eur Child Adolesc Psychiatry. ,13(3):172-8.

68. STALLARD P, VELLEMAN R, SALTER E, HOWSE I, YULE W, TAYLOR G.,(2006)  A randomised controlled trial to determine the effectiveness of an early psychological intervention with children involved in road traffic accidents. J Child Psychol Psychiatry. 2006 Feb;47(2):127-34.

69. STECA P., CAPRARA M. (2006). “Prosocialità e benessere individuale nell’arco di vita”.In:  CAPRARA G. V., BONINO S. (a cura di). Il comportamento prosociale. Erickson

70. STEIN B.D., JAYCOX L.H., KATAOKA S.H., WONG M., TU W., ELLIOTT M.N. & FINK A. (2003). A mental health intervention for schoolchildren exposed to violence. Journal of the American Medical Association 290, 603-611.

71. STEVENSON J. (1999). The treatment of the long-term sequelae of child abuse. Journal of Child Psychology and Psychiatry 40, 89-111

72. VITIELLO B. (2004), Prevention and treatment of the psychological consequences of trauma in children and adolescentes, Epidemiologia e Psichiatria Sociale, 13, 1, 2004

73. WESSELY S. ET AL. (2008). Does psychoeducation help prevent post traumatic psychological distress. Psychiatry, 71 (4), 287-302.

74. WINSTON F.K., KASSAM-ADAMS N., GRACIA-ESPANA F., ITTENBACH R. & CNAAN, A. (2003). Screening for risk of persistent posttraumatic stress in injured children and their parents. Journal of the American Medical Association290, 603-611.

75. YULE W, BOLTON D, UDWIN O, BOYLE S, O’RYAN D, NURRISH J. (2000).The long-term psychological effects of a disaster experienced in adolescence: I: The incidence and course of PTSD., J Child Psychol Psychiatry. May;41(4):503-11