PRIMAVERA PROSOCIALE 2012_Lago di Fogliano- LATINA
“ Per me Fogliano è ok”. Un intervento di sviluppo di comunità al Parco del Circeo.
La prosocialità è un insieme di competenze che, come il termine stesso indica, promuove l’azione verso l’altro. Azione che non si conclude nell’unico agire per l’altro, ma soprattutto con l’altro. Si distacca da una mera dimensione individualistica che sponsorizza il sé prima di tutto, per avvicinarsi ad una visione più olistica in cui non si può essere se non in relazione all’altro. Come ogni “macro costrutto” anche la prosocialità si può scindere, dividere e scomporre in pezzetti più piccoli, tecnicamente riconosciuti come competenze o indicatori di competenze. Tali competenze possono essere rintracciate nella collaborazione, nella partecipazione, nell’ascolto, ma anche nella consapevolezza delle emozioni proprie e dell’altro, dell’effetto che esse possono avere sugli altri unitamente alla consapevolezza del proprio sé e del proprio corpo. La capacità di sentirsi in relazione all’altro implica l’essere coscienti che il proprio movimento possa produrre delle conseguenze anche nell’altro. Questo approccio pone l’accento non tanto sugli attori dell’azione sociale, quanto piuttosto su ciò che viene fuori quando due persone si incontrano: la relazione. È attraverso gli altri che l’identità prende forma, in un gioco di acquisizioni e perdite che perfezionano e delineano l’immagine di sé. In un contesto in cui il tempo è scandito dalla velocità di caricamento di un file, di attese di risposta ad una e-mail, in cui le agende sono piene di appuntamenti ed impegni cosa rimane di sé in relazione all’altro? Nelle ultime generazioni nate e nascenti tra i-pad e smartphone ( si richiama il costrutto di “nativo digitale”), la competenza alla socialità appare mutata. Si assiste ad una perdita di essenzialità o, quantomeno, ad una mutazione del significato di questo concetto. L’ essenzialità sembra non essere più nascosta nelle cose semplici create da materiali per nulla hi-tech o in uno spazio aperto, ricco di verde e non pre-confezionato bensì rinchiusa entro i limiti del proprio spazio personale. Assume senso, quindi, riflettere anche sulle peculiarità del nuovo gioco di interazioni genitore – bambino e sulle identità di chi nasce in un contesto tanto distante e tanto diverso da quello in cui il proprio genitore è cresciuto.
Il “via”
Primavera Prosociale, iniziativa proposta dall’associazione ISACPRO ( Istituto di scienze dell’apprendimento e del comportamento prosociale), nasce dalla richiesta di intervento di un gruppo di genitori del comune di Latina, vede come partecipanti le classi quinte di due scuole primarie del comune, i genitori e gli insegnanti. Prende avvio, quindi, dal bisogno dei genitori di comprendere e riconfigurare il gap generazionale, creando un ponte comunicativo che riprenda un po’ dell’essenzialità perduta. Primavera Prosociale si configura come un intervento di comunità volto all’implementazione delle competenze del vivere con l’altro e si pone come una variabile moderatrice nella relazione tra il contesto e l’individuo, cercando di moderare, appunto, l’influenza dell’una sull’altra, accomodando le richieste del contesto ad una crescita sana ed equilibrata.
Dove, come, quando
Primavera Prosociale ha avuto luogo il 25 ed il 26 Maggio 2012 a metà tra il Parco del Circeo e le strutture scolastiche interessate. Il team dell’ISACPRO composto da insegnanti, psicologi e psicoterapeuti ha proposto un set di attività interattive da svolgersi all’aperto, nella prima giornata, e momenti di riflessione e dialogo tra i banchi di scuola, nella seconda giornata, durante la quale si è lavorato anche alla produzione di una “restituzione” multimediale che ripercorresse e narrasse i punti chiave dell’evento. I laboratori per i bambini, pensati ed ideati a misura di “Primavera Prosociale”, hanno avuto come keywords la consapevolezza delle emozioni, la consapevolezza della rete delle relazioni sociali, la consapevolezza dei sensi e della natura e la consapevolezza del proprio corpo e dei movimenti in relazione all’altro. Ai genitori è stata proposta un’attività di dialogo, comprensione e riflessione in merito al proprio ruolo in relazione all’altro della coppia inteso tanto quanto co-genitore che figlio.
I laboratori
Emozioni
Attraverso brainstormig e giochi l’esperto-tutor ha cercato di rendere i bambini consapevoli sia del riuscire a sentire un’emozione, ma anche della modificabilità delle emozioni in quanto proprietà di chi le prova e non di chi le provoca. Riconoscere le emozioni altrui diventa fondamentale nell’azione con l’altro, in quanto permette di comprendersi, avvicinarsi e sentirsi. Ai bambini partecipanti alla Primavera Prosociale sono stati proposti dei giochi da fare in gruppo, alla ricerca di emozioni da mimare, da scrivere o da vivere attraverso un gioco di equilibrio per trasmettere questa idea di consapevolezza emotiva secondo una derivazione logica lineare: se penso a ciò che sento saprò riconoscerlo e modificarlo.
Sensi e natura
Attraverso la natura è possibile cogliere i legami che reggono insieme interi ecosistemi, esattamente come succede con gli individui. L’esperto-tutor di questo laboratorio ha proposto una serie di attività attraverso le quali risvegliare i sensi e ritrovare significato dell’essenzialità di un elemento naturale per raccontarsi. Camminare bendati in un bosco guidati da un amico implica fiducia, cercare un oggetto “preferito” riporta alla riflessione su se stessi ed al racconto di sé stessi. Passare del tempo in gruppo tra alberi e fiori ripropone un momento di riflessione sulla relazione reale non mediata dall’essere virtuale.
Consapevolezza delle reti sociali e delle reti virtuali
Partendo da un semplice strumento, quale il diagramma di Todd, l’esperto-tutor di questa laboratorio ha innescato una serie di attività concatenate al fine di ripercorrere l’idea di rete sociale, paragonandola e comparandola con la rete virtuale. I bambini sono stati invitati a richiamare alla mente pregi e difetti del Web, producendo argomentazioni e contro argomentazioni circa la realtà virtuale. Ciò ha portato, ancora una volta, alla chiarificazione dell’importanza della relazione, puntualizzando il diverso valore o la diversa forma che può assumere a seconda che si tratti di una relazione reale o virtuale.
Giochi pro sociali
I giochi prosociali proposti dall’esperto-tutor di questo laboratorio, sono un’innovazione/invenzione dell’ISACPRO. Tali giochi educativi sono stati pensati per l’esercitazione, durante il gioco, di competenze finalizzate alla comprensione del valore aggiunto insito nel vivere con l’altro. Palla lenzuolo, il ponte, i porcospini, pull ring sono solo alcuni dei giochi proposti durante Primavera Prosociale, la cui peculiarità consiste anche nei materiali poveri scelti per la produzione, che richiamano ad un’idea di essenzialità e semplicità.
I genitori
I genitori, principali promotori di questa iniziativa, sono stati protagonisti di un altro genere di laboratori. Mentre per i bambini la metodologia comunicativa è stata per lo più il gioco, con i genitori sono stati aperti dei veri e propri momenti di ascolto e di dialogo. Sia all’aria aperta, come momento di relax durante il quale confrontarsi su qualsiasi problematica relativa all’educazione dei figli, sia nella biblioteca della scuola. Gli esperti che hanno curato questa parte del programma hanno ricostruito insieme ai genitori le difficoltà dello scavalcamento del gap generazionale, cercando di ridimensionare anche la distribuzione dei ruoli (marito/moglie, madre/padre) e dei poteri all’interno del nucleo familiare. Ai genitori è stata poi data la possibilità di realizzare una scultura, partendo da elementi semplici e disparati, rintracciabili in qualsiasi soffitta. Attività volta alla creatività, ma soprattutto all’espressione di contenuti emotivi ( tramite la costruzione della scultura ) ed alla verbalizzazione degli stessi nel momento della presentazione dell’oggetto creato.
Il feedback dei partecipanti
Il team di Primavera Prosociale ha presentato ai partecipanti un questionario valutativo di feedback, allo scopo di comprendere il grado di soddisfazione, eventuali punti di debolezza del programma e le sensazioni, a caldo, dei protagonisti. L’idea della valutazione nasce dal bisogno degli organizzatori di conoscere a posteriori il livello di redditività del programma, in modo da migliorare costantemente la performance. D’altro canto la valutazione restituisce, a chi riempie il questionario, la possibilità di contribuire attivamente alla propria formazione, spodestando l’idea del partecipante ricevente-passivo. La lettura dei questionari ha rivelato un alto grado di soddisfazione dei bambini, grati della possibilità di passare del tempo all’aria aperta, instaurare nuove relazioni, gestire e montare prodotti multimediali e lavorare al raggiungimento di un obiettivo. Dai questionari per i genitori risulta evidente la soddisfazione legata alla possibilità di avere un momento di confronto con altri genitori ed esperti, durante il quale mettere in gioco le proprie riserve ed immaginare strategie alternative di educazione.
Conclusione
Primavera Prosociale è stato un intervento di comunità, ma prima di essere un intervento di comunità è stato una richiesta d’aiuto. L’evento in sé, non si è posto come trattamento magico volto alla risoluzione di un sintomo, quanto piuttosto si è inserito in un processo già dato, tentando di modificarne gli esiti. La peculiarità di un intervento di questo tipo è che nulla può essere programmato, le esigenze vengono continuamente riadattate alle contingenze e laddove la pianificazione salta, nasce qualcosa di momentaneo e fugace che risulta essere ancora più risolutivo di ciò che era previsto. Pianificare nel dettaglio un’azione preventiva significherebbe spogliarla della sua essenza, in quanto è sul processo che si agisce ed è quindi nel processo che si immagina. Senza rinnegare un’impronta teorica di riferimento, alla quale si è rimasti saldamente ancorati in qualsiasi attività, la Primavera Prosociale è stata modellata sulle esigenze della comunità richiedente. Il che risulta indispensabile se si considera che è stata la stessa comunità a lanciare una richiesta di aiuto. Le attività sono state ideate in precedenza, ma modificate in base alle richieste dei partecipanti, agire in questo modo dimostra quanto le esigenze dell’altro vengano accolte, comprese e agite. Un intervento di questo tipo non può prescindere dalla professionalità degli esperti-tutor, che non si pongono come meri formatori, ma come depositari di un backgroud teorico molto forte, aggiunto ad un modus vivendi totalmente affine ai valori promossi. È grazie a questo stile che la formazione prende forma aldilà delle attività, insita in ogni movimento, in ogni parola ed in ogni sguardo. La presenza dei genitori durante gran parte delle attività dei bambini è stata richiesta per verità di questo principio, l’osservazione permette di cogliere quei processi che sarebbe difficile rendere chiari solo con le parole. Nonostante un primo momento di dubbiosità, la Primavera Prosociale ha mostrato la sua efficacia , nei feedback i genitori hanno mostrato interesse verso la replica di interventi di questo tipo, applicati anche ad altre tematiche ribadendo il bisogno di essere ascoltati, aiutati e guidati. I bambini hanno ribadito il bisogno di stare insieme, conoscersi e vivere la natura. Si ripropone, quindi, la riflessione sulla temporaneità di questo momento storico che allontana dalle consapevolezze e dalle riflessioni, trascinando via anche dall’altro. Primavera Prosociale ha voluto essere, soprattutto, un invito a fermarsi ad accogliere l’ipotesi che vivendo la relazione con l’altro si possa fruire in misura maggiore della relazione con sé stessi. John Donne tra ‘500 e ‘600 scriveva: “ Nessun uomo è un’isola, completo in sé stesso”.




