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	<title>Prosocialità</title>
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	<description>Positività, Responsabilità, Ottimismo, Solidarietà, Osservazione, Condivisione, Interazione, Aiuto, Lodare, Impegnarsi, Tendere, Affermatività</description>
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		<title>EDUCARE ALLA CITTADINANZA: L’APPROCCIO  PSICO-PEDAGOGICO DELLA PROSOCIALITÀ_Daniela Alessandri</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 14:42:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MACERATA FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE
CORSO DI LAUREA IN FORMAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE
 
TESI DI LAUREA IN PEDAGOGIA DELLE RISORSE UMANE: Educare alla Cittadinanza: L&#8217;approccio psico-pedagogico della Prosocialità
 laureanda Daniela Alessandri relatore Chiar.mo Michele Corsi


Abitiamo la Terra e questo significa che dobbiamo prendere coscienza della comunità di destino [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<h1><strong><span style="font-size: small;"><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/04/cittadinanza.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1955" title="cittadinanza" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/04/cittadinanza-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>UNIVERSITÀ DEGLI STUDI DI MACERATA </span></strong><strong><span style="font-size: small;">FACOLTÀ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE</span></strong></h1>
<p><strong>CORSO DI LAUREA IN FORMAZIONE E GESTIONE DELLE RISORSE UMANE</strong></p>
<p><strong> </strong></p>
<p><strong>TESI DI LAUREA IN PEDAGOGIA DELLE RISORSE UMANE: </strong><strong>Educare alla Cittadinanza: L&#8217;approccio psico-pedagogico della Prosocialità</strong></p>
<p><strong> </strong><strong>laureanda Daniela Alessandri </strong><strong>relatore Chiar.mo Michele Corsi</strong></p>
<p><strong><br />
</strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Abitiamo la Terra e questo significa che dobbiamo prendere coscienza della comunità di destino a cui apparteniamo e che ci unisce in maniera sempre più forte e profonda. C’e  un senso politico e filosofico in tutto questo che necessita di una nuova ridefinizione della cittadinanza.”</em></strong></p>
<p style="text-align: right;"><strong><em>Edgar Morin</em></strong></p>
<p>Questo studio intende prendere in esame le problematiche relative all’educazione alla cittadinanza, che, negli ultimi anni, hanno assunto un profilo particolarmente significativo, sul piano civile e culturale, alla luce del cambiamento  e delle fasi di  transizione  che attraversano  la nostra società, del dibattito politico che accompagna il  processo di unificazione del continente europeo, delle nuove sfide nell’educare in un tempo di straordinaria complessità come il nostro, della necessità di individuare nuovi lineamenti pedagogici.</p>
<p>Le trasformazioni che connotano le attuali società occidentali impegnano a ripensare alla funzione del docente e al compito etico civile della scuola, che esige percorsi didattici adeguati a veicolare proposte culturali innovative sulla pedagogia della cittadinanza relativamente a questioni sociali, storiche e per finire teorico-metodologiche.</p>
<p>Definire la cittadinanza è senza dubbio un esercizio complesso in quanto il concetto si amplia progressivamente ed evolve in proporzione a quanto si diversificano gli stili di vita e i modi di relazionarsi agli altri. Lungi dal limitarsi al livello nazionale, la nozione di coesistenza armoniosa tra i cittadini si riferisce al concetto di comunità in contesti diversi – locale, regionale, nazionale e internazionale – che gli individui vanno a costituire. È quindi difficile definire il concetto in una dimensione sovranazionale dato che i significati di questo termine spesso<strong> </strong><strong>differiscono da un paese e l’altro.</strong></p>
<p>Il termine di cittadinanza allude a virtù private che attengono al benessere individuale, oltrechè  a virtù pubbliche. Con esso si passa quindi, da un’idea di educazione alla cittadinanza, intesa come formazione del cittadino, individuo e soggetto attivo nell’ambito della vita collettiva (politica, sociale, economica), ad un’idea di educazione alla convivenza civile in cui si dà più importanza alla sfera individuale e alle relazioni interpersonali.</p>
<p>Ma cosa significa essere cittadini? Si è cittadini quando si adempiono i propri doveri, si partecipa alla vita pubblica, si conosce la legislazione del proprio paese o invece quando si esprime il senso di appartenenza a una collettività?I comportamenti civili attengono più alla sfera pubblica o a quella privata? O piuttosto nell’educazione alla cittadinanza si intrecciano tutti questi obiettivi e contenuti oltre a diverse dimensioni di apprendimento.<strong> </strong></p>
<p>Secondo Milena Santerini è impossibile separare in tutta l’educazione le componenti morali, cognitive ed emozionali ed è quindi necessaria un’educazione alla cittadinanza integrata e multidimensionale.</p>
<p>Nella prima parte della trattazione verranno individuati i processi di transizione che percorrono la nostra società come la globalizzazione, l’interattività economica, i processi migratori, l’incontro di culture e religioni, di mentalità, di usi e di costumi, il ritorno dei localismi, la rivoluzione tecnologica e la dimensione crescente della comunicazione. Verranno analizzati altresì le caratteristiche della domanda sociale in termini di cittadinanza, gli orientamenti dei principali organizzazioni internazionali e i compiti formativi di competenza della scuola.</p>
<p>Seguirà una parte dove verrà ripercorsa la storia dell’educazione, intesa come educazione “al vivere civilmente insieme” che ha avuto, in relazione al momento storico e politico denominazioni diverse e che si sono succedute nel tempo, nei programmi scolastici italiani, dalla legge Coppino alla Legge del 28 marzo 2003, n.53, Legge Delega “per la definizione delle norme generali sull&#8217;istruzione e dei livelli essenziali delle prestazioni in materia di istruzione e formazione professionale”  dove per la prima volta si è parlato di Educazione alla Cittadinanza.</p>
<p>Infine, nella terza parte si propone un approccio metodologico di carattere psico-pedagogico che fa da sfondo all’educazione alla cittadinanza.</p>
<p>È l’approccio <em>prosociale</em> che al tradizionalismo didattico contrappone un paradigma orientato all’essere in relazione, come apertura verso l’altro, <em>alterità</em>, che insieme alla diversità, diventa un valore e un arricchimento e promuove l’etica della <em>reciprocità.</em></p>
<p>Mai, come in questi anni, il rispetto dell&#8217;altro si è imposto come scelta necessaria, frutto di una maggior consapevolezza che il benessere di ciascuno poggia sul contributo di tutti. &#8220;Spartire&#8221;, &#8220;condividere&#8221;, &#8220;donare&#8221; non rappresentano solo finalità dell&#8217;etica individuale e sociale, ma reali sfide che richiamano l&#8217;adozione di radicali mutamenti strategici nelle relazioni.</p>
<p>“L’<em>io</em> accanto al <em>noi</em> non è un ideale impossibile, ma la scelta necessaria di un mondo interdipendente”.</p>
<p>L’idea portante di questo lavoro è che nello stile della prosocialità vi sia un’opportunità per  superare e risolvere questa forte dicotomia: “coniugare lo sviluppo del singolo con la promozione della comunità… l’affermazione dell’uno e i bisogni dei molti..” promovendo una nuova via per formare il cittadino del mondo del futuro,  un mondo che presenta delle sfide nuove in quanto nuove le sue caratteristiche di interconnessione, di interdipendenza e di complessità.</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/?p=1958">LEGGI PER INTERO LA TESI</a></p>
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		<title>PROSOCIALITA’ Risorsa per l’educazione del terzo millennio_GIANNA SPITELLI</title>
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		<pubDate>Wed, 03 Apr 2013 13:39:42 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE  Corso di Laurea in SCIENZE DELLA PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA
Laureanda  Gianna Spitelli            Relatore   Prof.ssa Floriana Falcinelli
Anno accademico 2009/2010
“Ci troviamo dinanzi a un fatto fondamentale.
Se la civiltà è chiamata a sopravvivere,
dobbiamo coltivare la scienza delle relazioni umane,
la capacità di tutti i [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/04/Immagine1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1933" title="Immagine1" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/04/Immagine1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>UNIVERSITA’ DEGLI STUDI DI PERUGIA FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE  Corso di Laurea in SCIENZE DELLA PROFESSIONALITA’ EDUCATIVA</p>
<p>Laureanda  Gianna Spitelli            Relatore   Prof.ssa Floriana Falcinelli</p>
<p><span style="font-weight: bold;">Anno accademico 2009/2010</span></p>
<p style="text-align: right;">“Ci troviamo dinanzi a un fatto fondamentale.</p>
<p style="text-align: right;">Se la civiltà è chiamata a sopravvivere,</p>
<p style="text-align: right;">dobbiamo coltivare la scienza delle relazioni umane,</p>
<p style="text-align: right;">la capacità di tutti i popoli, di tutte le razze,</p>
<p style="text-align: right;">di vivere insieme e di lavorare uniti</p>
<p style="text-align: right;">in un mondo unito e pacifico”.</p>
<p style="text-align: right;"><em>F. Roosevelt</em></p>
<p>INTRODUZIONE  La scelta di trattare la prosocialità come tesi da difendere e sostenere nasce da una crescente preoccupazione condivisa oggi da molti educatori che, vivendo, come me, giornalmente a contatto con  bambini e adolescenti oppure operando in ambiti diversi di interventi educativi, terapeutici, preventivi o quant’altro, si rendono sempre più conto che i numerosi problemi di ordine sociale vanno risolti favorendo la costruzione di una cultura positiva.  Da sempre le società sono state interessate al miglioramento della qualità di vita dei singoli individui e attualmente si sente più che mai il bisogno di orientare le pratiche educative e gli indirizzi culturali verso mete socialmente utili, verso una concezione solidale della vita. La forte motivazione che ci deve spingere in tale direzione è il miglioramento del nostro agire quotidiano, improntato all’egoismo, alla competizione, alla sfida da cui derivano fenomeni diffusi ed inquietanti, come l’aggressività, il bullismo e numerosi altri comportamenti antisociali.  Nel capitolo primo si porrà in evidenza il valore indiscutibile dell’educazione come fattore di sviluppo della società analizzando il nuovo umanesimo che emerge da documenti internazionali e nazionali, a dimostrazione che i principi educativi rispondono a scelte pedagogiche e politiche che riguardano proprio gli Stati e la Comunità mondiale.  Nel capitolo secondo si cercherà di delineare i presupposti pedagogici e teorici che giustificano  la prosocialità, intesa come promozione di quegli atteggiamenti costruttivi che influiscono positivamente sulle relazioni sociali e, nell’ottica del personalismo, sul benessere della persona per un complessivo miglioramento della qualità della vita. In particolare verranno esaminate le caratteristiche fondamentali del comportamento prosociale visto nell’ottica di sviluppo e di manifestazione di una delle <em>intelligenze </em>fondamentali di cui tratta Gardner.  Il terzo capitolo sarà dedicato all’analisi di come i vari ambiti educativi (famiglia, scuola, extrascuola, gruppo dei pari, mass-media) possano influenzare la formazione di una “persona prosociale”, ponendo in evidenza strategie significative di intervento.  Nel capitolo successivo, dopo aver ribadito la necessità di <em>educare alla prosocialità</em> per una nuova paideia, si procederà all’analisi di alcuni modelli di programmi educativi che, grazie a Roche e ad altri convinti esponenti di un’educazione volta alla promozione di comportamenti prosociali, sono già stati applicati in vari contesti sociali (es. scuola, psicoterapia). In particolare dovrebbe emergere come in un clima socio-affettivo tranquillo, non basato sulla competizione ma sulla cooperazione e sull’aiuto reciproco, sia più facile e più significativa ogni forma di apprendimento, a partire dal settore familiare a quello scolastico, a quello sportivo, a quello politico. Si cercherà, quindi, di delineare un modello integrato che possa, utilizzando strategie particolari legate ad esempio alla didattica dell’animazione, essere applicabile in campo educativo prevedendo una sinergia di forze che operino per degli obiettivi comuni.  Verrà inserito (nel capitolo quinto) un Progetto di Comunità sperimentato in un comune d’Italia, il Comune di San Severo (Foggia), grazie alla consulenza del Prof. Donato Salfi che opera, insieme a Fiorella Monteduro, che ne è la  Presidente, all’interno dell’Associazione ISACPro. Il Progetto è stato gentilmente fornito a supporto della presente Tesi di Laurea, onde avvalorare quanto si sosterrà in merito agli esiti positivi di un intervento educativo in cui entrano in azione tutte le risorse umane e non, presenti in un dato territorio.  Il capitolo sesto ci porterà a trarre le dovute e inevitabili conclusioni sulla validità di un’educazione prosociale, specie se realizzata con la sinergia di forze che agiscono sulla persona e sulle relazioni interpersonali. In particolare la relazione d’aiuto diventa un’<em>arte</em> e la prosocialità la maggiore espressione. Si ribadirà come sulla qualità della vita incida in modo significativo la qualità delle relazioni umane che facilitino la capacità di instaurare  scambi positivi, etici, costruttivi tra gli individui e tra i gruppi di appartenenza. Di conseguenza sarà più chiaro che per costruire una cultura del positivo diventa prioritario intervenire sulla capacità umana di interagire e pianificare percorsi che orientino gli individui verso comportamenti socialmente adeguati piuttosto che concentrare l’attenzione e le ricerche verso la riduzione o l’“estinzione” delle azioni socialmente inadeguate e riprovevoli.  Diviene, pertanto, fondamentale il ruolo dell’educatore, quale operatore qualificato e competente, una “figura di rete” capace di attivare atteggiamenti positivi, di lavorare in team e di gestire relazioni con tutte le persone, le agenzie formative, nelle diverse situazioni e contesti sociali e territoriali. Si ritiene tutto ciò impellente per costruire una relazione educativa efficace e per determinare quella svolta necessaria affinché l’educazione del terzo millennio si orienti al miglioramento generale della qualità della vita.</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/?p=1938">Leggi la Tesi per intero</a></p>
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		<title>PERCORSI PROSOCIALI PER IPERATTIVITÀ, DEFICIT DI ATTENZIONE E DISTURBI DELLA CONDOTTA. Il trattamento multilivello.</title>
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		<pubDate>Wed, 13 Feb 2013 07:55:41 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<description><![CDATA[di Fiorella Monteduro
Ed. Franco Angeli
Prefazione di Meazzini P. e Salfi D.
visualizza la scheda del libro direttamente dal sito francoangeli.it
Come intervenire in modo articolato su fenomeni complessi ed invasivi quali l’ADHD ed i disturbi della condotta frequentemente associati?
Il manuale si propone come strumento operativo innovativo corredato di esempi pratici, con una base scientifica comprovata, [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/copertina-libro-Monteduro-Copia-456x700-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1930" title="copertina libro Monteduro - Copia (456x700) (1)" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/copertina-libro-Monteduro-Copia-456x700-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>di Fiorella Monteduro</p>
<p>Ed. Franco Angeli</p>
<p>Prefazione di Meazzini P. e Salfi D.</p>
<p><a href="http://www.francoangeli.it/Ricerca/Scheda_libro.aspx?ID=20652&amp;Tipo=Libro&amp;strRicercaTesto=&amp;titolo=percorsi+prosociali+per+iperattivita%2C+deficit+di+attenzione+e+disturbi+della+condotta.+il+trattamento+multilivello">visualizza la scheda del libro direttamente dal sito francoangeli.it</a></p>
<p>Come intervenire in modo articolato su fenomeni complessi ed invasivi quali l’ADHD ed i disturbi della condotta frequentemente associati?</p>
<p>Il manuale si propone come strumento operativo innovativo corredato di esempi pratici, con una base scientifica comprovata, un percorso strutturato e numerose schede operative fotocopiabili. Contemporaneamente, permette di avere un quadro d’insieme anche dal punto di vista teorico (psicologico e neurologico) del disturbo di iperattività, grazie alla disamina della più recente bibliografia scientifica.</p>
<p>Lo sviluppo del modello di trattamento multilivello s’inserisce nell’ambito della psicologia e psicoterapia cognitivo-comportamentale ed al tempo stesso rappresenta l’applicazione del modello di educazione prosociale, sviluppato da Roche (1985) e poi modificato da Salfi e Monteduro (2004). Questo testo rappresenta una possibilità d’intervento, che affronta la problematica a tutto campo, in tutti gli ambiti di vita del soggetto (livello individuale, familiare, scolastico, sociale). Sono presentati alcuni casi clinici, valutati con il metodo di ricerca sperimentale, con relativi grafici e tabelle. Numerose sono le tecniche descritte in modo semplice, pratico e difficilmente reperibili in un solo testo.</p>
<p>Un volume di grande utilità per psicologi, educatori, insegnanti, genitori.</p>
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		<title>“I LATI POSITIVI DEGLI ALTRI” Un progetto di educazione prosociale nella scuola primaria_Marta Cassetta</title>
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		<pubDate>Sun, 03 Feb 2013 09:46:06 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA
Tesi di Laurea “I LATI POSITIVI DEGLI ALTRI”
Un progetto di educazione prosociale nella scuola primaria
 
Laureanda                                                 RELATORE
Marta Cassetta                                      Prof. Michele Capurso
Anno accademico 2008-09
L’esperienza di tirocinio e di attività formativa, svolta nelle scuole del territorio perugino, ha maturato in me la convinzione che nella [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine2.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1874" title="Immagine2" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine2-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<p>FACOLTA’ DI SCIENZE DELLA FORMAZIONE CORSO DI LAUREA IN SCIENZE DELLA FORMAZIONE PRIMARIA</p>
<p>Tesi di Laurea <strong><em>“I LATI POSITIVI DEGLI ALTRI”</em></strong></p>
<p><strong><em>Un progetto di educazione prosociale nella scuola primaria</em></strong></p>
<p><strong><em> </em></strong></p>
<p>Laureanda                                                 RELATORE</p>
<p><em>Marta Cassetta                                      Prof. Michele Capurso</em></p>
<p>Anno accademico 2008-09</p>
<p>L’esperienza di tirocinio e di attività formativa, svolta nelle scuole del territorio perugino, ha maturato in me la convinzione che nella scuola sia disatteso l’interesse per un aspetto rilevante e permeante nella vita di ogni persona: la capacità di relazionarsi positivamente con l’altro.</p>
<p>L’essere umano vive quotidianamente in relazione con l’altro e per questo dovrebbe essere in grado di conoscere e saper gestire le dinamiche relazionali al meglio.</p>
<p>Nella salvaguardia del sistema dei  valori di riferimento individuale e nel rispetto dell’identità personale è importante che ogni singola persona si apra alla dimensione del dialogo, della condivisione, dell’alterità, della comunione con l’altro.</p>
<p>Per queste ragioni è fondamentale che nella scuola si educhi non solo a leggere e a scrivere, ma anche ad una convivenza che valorizzi le diversità ed i talenti di ognuno.</p>
<p>Il processo educativo, affinchè sia realmente significativo per la crescita della persona, deve necessariamente riferirsi oltre che alle conoscenze ed alle attitudini, anche al mondo delle emozioni e delle relazioni con gli altri.</p>
<p>E’ in quest’ottica che si definisce l’importanza dell’educazione prosociale come strumento utile “per rendere più intelligenti le emozioni” e stimolare la formazione nei bambini di competenze relazionali efficaci e positive che concorrano allo sviluppo e alla arricchimento personale, diminuendo così le forme di aggressività.</p>
<p>La mia tesi si pone quindi l’intento di testimoniare come un progetto di educazione prosociale possa stimolare e favorire la maturazione di tutte quelle competenze sociali che garantiscono un’efficace comunicazione e una buona relazionalità, attraverso l’attivazione dei processi di consapevolezza ed introspezione, di rielaborazione ed interiorizzazione dei contenuti didattici ed emotivo-relazionali.</p>
<p>Questo mio profondo interesse verso una didattica prosociale si colloca nella’interessante cornice dell’attuale dibattito pedagogico e normativo relativo all’asse “Cittadinanza e Costituzione”, interpretate in un’accezione sicuramente più ampia dell’ex educazione civica.</p>
<p>La legge Gelmini 169/08 sottolinea la necessità di promuovere conoscenze e competenze relative a “Cittadinanza e Costituzione”, attivando “azioni di sensibilizzazione e formazione del personale della scuola” e affidando ad una sperimentazione nazionale il compito di “esplorare possibili innovazioni riguardanti gli ordinamenti degli studi” (art. 11 dpr 275), e cioè di “portare a regime il nuovo insegnamento” come dice la relazione governativa al decreto legge 137, poi convertito nella citata legge 169.</p>
<p>Il documento di indirizzo per la sperimentazione dell’insegnamento di cittadinanza e costituzione offre un quadro di riferimento e un elenco di obiettivi e traguardi per tutte le scuole, ma non un preciso progetto sperimentale. Il Ministero si è rimesso infatti alla creatività delle scuole.</p>
<p>Mi sono chiesta quindi come innestare il nuovo asse “Cittadinanza e Costituzione” nell’organizzazione istituzionale di una scuola in continua trasformazione, come insegnarne i contenuti nella didattica disciplinare.</p>
<p>L’esperienza che ho effettuato al 1^ circolo di Marsciano mi è stata d’aiuto per chiarire alcuni dubbi al riguardo.</p>
<p>Il progetto “Io e l’altro” centrato sull’educazione prosociale, si inserisce proprio nell’asse “cittadinanza e costituzione” e tende a promuovere negli alunni competenze di reciprocità, accettazione, confronto, cittadinanza attiva. Il lavoro vuole inoltre prevenire fenomeni di bullismo, partendo dall’assunto che piuttosto che reprimere manifestazioni devianti esse devono essere prevenute attraverso lo sviluppo di competenze sociali.</p>
<p>L’esperienza è risultata particolarmente interessante in quanto, oltre a partecipare al lavoro in classe, ho avuto modo di verificare, anche se in maniera parziale, l’efficacia del lavoro effettuato, tabulando i dati rilevati attraverso gli strumenti di valutazione utilizzati.</p>
<p>In particolare, come si evince dal 4^ capitolo del lavoro, ho tabulato quanto emerso dagli strumenti di valutazione qualitativa. <em> </em></p>
<p>L’assunto teorico di partenza e alcuni materiali utilizzati nel progetto attuato dal 1^ circolo di Marsciano e la ricerca in varie parti d’Italia è stata effettuata dall’ISACpro (Istituto di Scienze dell’Apprendimento e del Comportamento Prosociale), istituto che da anni si occupa di educazione prosociale e che colgo l’occasione per ringraziare.</p>
<p>Leggi la tesi per intero</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/?p=1886" target="_parent">I PARTE</a></p>
<p><a href=" http://www.prosocialita.it/?p=1882" target="_parent"> II PARTE</a></p>
<p><em> </em></p>
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		</item>
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		<title>Benefici della didattica Prosociale</title>
		<link>http://www.prosocialita.it/?p=1859</link>
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		<pubDate>Sat, 02 Feb 2013 15:07:12 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Didattica]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Proposte Didattiche]]></category>

		<guid isPermaLink="false">http://www.prosocialita.it/?p=1859</guid>
		<description><![CDATA[BENEFICI DELL’EDUCARE ALLA PROSOCIALITA’ 
Gianna Spitelli 
Direzione Didattica I Circolo Spoleto
Un folto gruppo di docenti di scuola primaria e dell’infanzia del I Circolo Didattico di Spoleto ha sperimentato, durante l’a.s. 2010/2011, l’applicazione di brevi unità prosociali di apprendimento che hanno dato dei risultati positivi. In particolar modo vorrei annoverare l’esperienza di una classe prima [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><strong><em><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1860" title="Immagine1" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/Immagine1-150x144.jpg" alt="" width="150" height="144" /></a>BENEFICI DELL’EDUCARE ALLA PROSOCIALITA’ </em></strong></p>
<p><strong><em>Gianna Spitelli </em></strong></p>
<p><strong><em>Direzione Didattica I Circolo Spoleto</em></strong></p>
<p>Un folto gruppo di docenti di scuola primaria e dell’infanzia del I Circolo Didattico di Spoleto ha sperimentato, durante l’a.s. 2010/2011, l’applicazione di brevi unità prosociali di apprendimento che hanno dato dei risultati positivi. In particolar modo vorrei annoverare l’esperienza di una classe prima (la mia) che mi consente di poter dire come una serie di interventi quanto più precocemente vengono effettuati tanto più efficaci risultano.</p>
<p>SITUAZIONE INIZIALE</p>
<p>La classe si presentava piuttosto disomogenea con alunni provenienti da scuole dell’infanzia diverse del territorio ed anche il “gruppo” più numeroso non lo si poteva definire tale, a causa del percorso di scarsa integrazione vissuto in tre anni; numerosi erano i conflitti tra i singoli e soprattutto (la cosa che più preoccupava noi insegnanti) risultava elevata l’incapacità di ascolto.</p>
<p>PREMESSA</p>
<p>La proposta di mettere in pratica un’unità di apprendimento incentrata sull’AUTOCONTROLLO E SULLA RISOLUZIONE DEI CONFLITTI è arrivata ad hoc rispetto alle esigenze della mia classe ed ha suscitato un vivo interesse da parte di tutti i docenti del gruppo di Spoleto. In effetti, nella vita quotidiana di classe o di sezione, si riscontrano costantemente episodi di conflitto tra singoli che creano disagio per l’intero gruppo.</p>
<p>In particolare nella mia classe c’erano alcuni elementi con problematiche particolari di inserimento, che tendevano ad un approccio aggressivo oppure ad isolarsi dopo aver reagito con violenza.</p>
<p>FASI SALIENTI DELL’ATTIVITA’ tratte dal Diario di Bordo.</p>
<p>-          <strong>Lettura del racconto</strong> “<em>Il drago furioso di Mattia”</em> tratto da “L’ABC delle mie emozioni”- Mario di Pietro- Erickson; è stata questa l’esperienza stimolo, dopo che la classe si era ormai abituata ed appassionata all’ascolto di storie lette. Già da alcune domande stimolo si è potuto verificare l’interesse suscitato dal racconto.</p>
<p>-          <strong>Circle-time</strong>. In palestra, ovvero in una stanza diversa da quella in cui era stata effettuata la lettura, disposti in cerchio con l’insegnante al di fuori dello stesso, i bambini hanno discusso e conversato guidati da domande-stimolo (dove stava il drago? Quali parole pronunciava quando era furioso? E quando non lo era più?&#8230;). Le risposte azzardate da alcuni e corrette o integrate da altri hanno permesso una riflessione importante ed una comprensione reale del racconto ascoltato.</p>
<p>-          <strong>Drammatizzazione della storia</strong>. La richiesta, da parte dei bambini e di alcuni in particolare, di voler impersonare il drago o Mattia ha corrisposto ai ruoli previsti e sollecitati dall’insegnante. Nel ruolo impersonato già i bambini trasponevano la loro interiorità (e la loro aggressività) e la mostravano senza veli a tutti gli altri, i quali accettavano tacitamente il gioco.</p>
<p>-          <strong>Rappresentazione attraverso il disegno</strong>. Questa fase ha rappresentato  il momento della riflessione e della sintesi del percorso sino a qui effettuato.</p>
<p>-          <strong>Attività di azione diretta</strong>.</p>
<p>-          A) <span style="text-decoration: underline;">Mosaico delle tessere</span>. Dopo un ennesimo braimstorming rispetto a quanto ancora accadeva in classe (cosa non va nella mia classe? Cosa mi infastidisce di più? Cosa mi aspetto che gli altri facciano perché si stia bene in classe?&#8230;) si decide di creare delle tessere-premio a chiunque si comporti bene e faccia azioni particolarmente belle. Le tessere verranno caratterizzate con il proprio nome o simboletto ed incollate su un grande cartellone a formare un disegno comune (un albero): questo lavoro verrà ripreso e completato il prossimo anno scolastico, ma aveva già dato alcuni esiti sin dall’inizio.</p>
<p>-          B) <span style="text-decoration: underline;">Condivisione con i genitori</span>. Questo momento, svoltosi in situazione assembleare, era stato alquanto importante in quanto aveva contribuito a sensibilizzare i genitori affinché evitassero qualche rimprovero di troppo ed agissero con dei rinforzi positivi.</p>
<p>-          C) <span style="text-decoration: underline;">Assegnazione dei Paperoni</span>. La decisione condivisa con i genitori ha rappresentato la giusta conclusione di un percorso che ha visto il congiungersi delle varie sinergie per un fine comune: quello di promuovere atteggiamenti positivi rimuovendo le situazioni di conflitto e valorizzando l’autocontrollo e gli atteggiamenti di empatia e disponibilità sia da parte dei bambini sia da parte degli adulti. Questa ultima fase, che risulta conclusiva rispetto al percorso, costituirà il punto di ri-partenza per la successiva unità prosociale.</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/02/SPOLETO-PG-I-CIRCOLO1.pdf">PROSOCIALITA&#8217; e Cooperative Learning</a></p>
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		<title>Presentazione del libro “I Sogni Son Desideri”</title>
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		<pubDate>Wed, 30 Jan 2013 19:23:27 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[
PRESENTAZIONE DEL LIBRO
“I SOGNI SON DESIDERI”
di Paolo Chiariello
I pensieri più significativi dei bambini di Scampia
lunedì 11 febbraio 2013
Sala Dei Notari, Perugia
scarica il volantino dell&#8217;evento
]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/01/1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1849" title="1" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/01/1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<div>PRESENTAZIONE DEL LIBRO</div>
<div>“I SOGNI SON DESIDERI”</div>
<div>di Paolo Chiariello</div>
<div>I pensieri più significativi dei bambini di Scampia</div>
<div>lunedì 11 febbraio 2013</div>
<div>Sala Dei Notari, Perugia</div>
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		<title>Il metodo TAP (Training di Abilità Prosociali) nella formazione dell’operatore sanitario_SARA GRECO</title>
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		<pubDate>Mon, 28 Jan 2013 18:27:57 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
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		<category><![CDATA[Le nostre Tesi]]></category>

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		<description><![CDATA[
Studio esplorativo per valutare l’efficacia e l’efficienza del sussidio
“Grammatica della comunicazione”
Il mio lavoro di tesi è uno studio esplorativo dell’efficacia e dell’efficienza del sussidio “Grammatica della comunicazione”: uno strumento di formazione teso a sviluppare nuove competenze comunicative. Ci siamo proposti di indagare se e come fosse possibile inserire questo metodo strutturato nel [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/01/grammatica1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1830" title="grammatica" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2013/01/grammatica1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a></p>
<div><a href="http://www.prosocialita.it/?p=1832">Studio esplorativo per valutare l’efficacia e l’efficienza del sussidio</a></div>
<div id="_mcePaste"><a href="http://www.prosocialita.it/?p=1832">“Grammatica della comunicazione”</a></div>
<p>Il mio lavoro di tesi è uno studio esplorativo dell’efficacia e dell’efficienza del sussidio “Grammatica della comunicazione”: uno strumento di formazione teso a sviluppare nuove competenze comunicative. Ci siamo proposti di indagare se e come fosse possibile inserire questo metodo strutturato nel percorso formativo degli operatori sanitari. Studi recenti hanno dimostrato che i flussi informativi, il clima di collaborazione e di comunicazione efficaci, influiscono positivamente sull’erogazione finale dell’assistenza e sulla qualità percepita dai cittadini. È quindi molto importante che professionisti, il cui profilo professionale prevede abilità di tipo tecnico, educativo e relazionale, siano consapevoli di non poter gestire la comunicazione in modo casuale, ma che è necessario accordarle la giusta rilevanza nel processo di erogazione di un servizio. In questo contesto si inserisce la sperimentazione dello strumento summenzionato, nato dall’esperienza del metodo TAP, Training di Abilità Prosociali, che annovera tra i propri obiettivi anche il miglioramento della qualità delle relazioni interpersonali e lo sviluppo di una migliore comunicazione e dell’empatia. La valutazione dell’efficacia e dell’efficienza della “Grammatica della comunicazione” è stata condotta sui primi due livelli dell’approccio di Kirkpatrick: gradimento ed apprendimento. Il modello valuta l’efficacia formativa dello strumento proposto confrontando gli obiettivi attesi con i risultati ottenuti. A tal fine è stato formulato e somministrato un questionario che consentisse una valutazione quantitativa e qualitativa dello stesso.</p>
<p>La “Grammatica della comunicazione” utilizza le attività del circle time per sviluppare la capacità di discriminare, riconoscere e denominare gli elementi della comunicazione, nonché una comunicazione di qualità prevenendone le patologie. Il sussidio contiene un cartoncino-paravento autoreggente, posizionato tra due giocatori, a cui vengono distribuiti due insiemi di legnetti identici per colore, forma e grandezza. La consegna è sempre la stessa: al giocatore A, scelto casualmente dal formatore, viene chiesto di costruire con le componenti in legno a propria disposizione, un oggetto identico a quello costruito dal componente B. Lo scopo del sussidio è quello di far conoscere, ai giocatori ed agli osservatori, le possibilità offerte dalla comunicazione, attraverso successive fasi che prevedono diverse condizioni comunicative. I soggetti sperimentano che se vogliono avere la sicurezza che il messaggio venga correttamente decodificato, è necessario eliminare ogni ostacolo al feedback, in modo che il destinatario si senta libero di esprimere i propri dubbi e le proprie perplessità. Nelle fasi iniziali la trasmissione avviene in tempi molto rapidi, ma è caratterizzata da un numero elevato di errori, che si riducono notevolmente quando al feedback viene concesso il tempo necessario. In tal modo rallenta il tempo della comunicazione ma si può raggiungere il livello massimo di precisione.</p>
<p>I formandi sperimentano che esiste una correlazione inversamente proporzionale tra il tempo impiegato per eseguire il compito e il numero degli errori commessi. La migliorata precisione nella riproduzione della costruzione da parte del destinatario non dipende da una migliore abilità da questi acquisita, quanto dalle regole poste al gioco comunicativo: tanto più libero è il feedback, tanto maggiore è la precisione. Le analisi statistiche effettuate confermano parte delle ipotesi avanzate inizialmente sull’efficacia e l’efficienza del sussidio “Grammatica della comunicazione”. Al primo livello la valutazione consiste nella misurazione della soddisfazione che il programma formativo ha generato nei partecipanti. Le analisi della statistica descrittiva hanno confermato che il metodo TAP è stato giudicato positivamente dagli operatori sanitari coinvolti sotto tutti i profili proposti nella valutazione qualitativa. Il gradimento, in termini di qualità percepita, influenza gli effetti ai livelli successivi: dalla soddisfazione dipende buona parte della motivazione degli adulti ad apprendere. Il secondo livello di analisi dello strumento formativo presenta una difficoltà maggiore del precedente e prende in considerazione l’apprendimento, la cui verifica è stata condotta per mezzo della valutazione quantitativa. La Grammatica della comunicazione si è dimostrata efficace, in maniera statisticamente significativa, nel migliorare la conoscenza del processo comunicativo. Inoltre, l’esperienza lavorativa sembra favorire, attraverso questo modello formativo, migliori risultati in termini di apprendimento significativo.  Lo strumento si è rivelato utile anche per altri scopi, quali creare un clima favorevole al feedback ed abbattere le difficoltà legate ai lunghi tempi ed agli elevati costi richiesti dalle formazioni convenzionali.</p>
<p>Ribadiamo che lo scopo di questa ricerca era puramente esplorativo, mancando studi precedenti in tal senso, ma visti i risultati positivi sarebbe utile implementare strumenti di misurazione delle modificazioni dei comportamenti e degli atteggiamenti prosociali, in aggiunta alle conoscenze e competenze comunicative a seguito dell’intervento formativo. Auspichiamo, pertanto, che possa esservi una ricerca più approfondita per la validazione della “Grammatica della comunicazione”, che consenta a questo strumento di essere introdotto nei percorsi formativi degli operatori sanitari.</p>
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		<title>ACCOGLIERE L’ALTRO ATTRAVERSO L’INTEGRAZIONE SOCIALE E LAVORATIVA</title>
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		<pubDate>Mon, 07 Jan 2013 09:34:32 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Articoli]]></category>
		<category><![CDATA[Disabilità]]></category>
		<category><![CDATA[Educazione]]></category>
		<category><![CDATA[Formazione]]></category>
		<category><![CDATA[Psicologia]]></category>
		<category><![CDATA[Salute e benessere]]></category>

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		<description><![CDATA[Di Maria Concetta Antelmi
Parlare oggi, nel mezzo della crisi economica e finanziaria, di accoglienza dell’altro o altruismo   sembra proprio uno sproposito.
Infatti, il termine accoglienza, implica analisi richieste – bisogni, la presa in carico, l’ipotesi di lavoro, il percorso-.
L’accoglienza è l’elemento primario all’interno della definizione di una   relazione.
Accogliere l’altro vuol dire, anche, saper farlo accettare [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<p>Di Maria Concetta Antelmi</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/Immagine-1.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1701" title="Immagine 1" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/Immagine-1-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Parlare oggi, nel mezzo della crisi economica e finanziaria, di accoglienza dell’altro o altruismo   sembra proprio uno sproposito.</p>
<p>Infatti, il termine accoglienza, implica analisi richieste – bisogni, la presa in carico, l’ipotesi di lavoro, il percorso-.</p>
<p>L’accoglienza è l’elemento primario all’interno della definizione di una   relazione.</p>
<p>Accogliere l’altro vuol dire, anche, saper farlo accettare dagli altri, ossia, integrarlo/includerlo.</p>
<p>L’integrazione sociale avviene quando vi è, prima, sostegno sociale.</p>
<p>Il sostegno sociale,  è stato definito da Ensel e Kuo nel  1979, come l’insieme delle risorse accessibili all’individuo attraverso i contatti con altri individui, gruppi e o comunità.</p>
<p>Lo possiamo dividere in oggettivo, ossia il sostegno effettivo che il soggetto riceve e soggettivo, ossia come viene percepito, e la reale soddisfazione che ne può derivare.</p>
<p>E’ importante conoscere  le nozioni del sostegno sociale, per poi applicarli.</p>
<p>Infatti, le funzioni stabilite da House 1981 del sostegno sociale, sono molto importanti per chi le riceve sono: sostegno emotivo, manifestazione di affetto, interesse e amore verso l’altro;</p>
<p>sostegno informativo, che è l’aiuto psicologico, nel dare informazioni di cui necessita una persona, quelle informazioni   che lo aiutino a risolvere un problema;</p>
<p>sostegno strumentale; forma di sostegno o aiuto che consiste in un intervento attivo verso un altro, esempio prestito di denaro, ausili o altro materiale;</p>
<p>sostegno affiliativo o di stima, o valutativo.</p>
<p>Il sostegno può essere percepito secondo tre fonti: la famiglia, gli amici e altri significativi. Lo studio delle misure del sostegno sociale calcolano,  come fonti di sostegno e la soddisfazione nei confronti del sostegno disponibile. per fare ciò si utilizzano degli strumenti di ricerca che sono sia quantitativi che qualitativi, che qui non affronteremo nel dettaglio.</p>
<p>Comunque, dire  oggi inclusione vuol dire rimettere al centro alcuni concetti fondamentali della pratica sociale: eguaglianza, giustizia, solidarietà e cooperazione. Come sappiamo negli ultimi tempi queste parole sono sparite dal vocabolario giornalistico, mediatico e anche politico, cioè nella vita quotidiana di ogni singolo individuo.</p>
<p>Per far si che avvenga l’accoglienza e l’inclusione la società dovrebbe  avere e mettere in  pratica LE ABILITÀ PROSOCIALI</p>
<p>Descriviamo brevemente le abilità prosociali (Salfi, Monteduro, 2004)</p>
<p>1. L’ottica positiva ; 2. La comunicazione; 3. L’ empatia;4. L’assertività ed alterna all’aggressività;.</p>
<p>5. L’ autocontrollo; 6. La risoluzione dei problemi e creatività; 7. L’aiutare, il condividere, il collaborare.</p>
<p>Ma viviamo anche in quello che il sociologo e filosofo francese Bernard Stiegler chiama le società “incontrollabili d’individui disillusi‟; società dominate dalla produzione, multi materiale e sempre più tecnologica, dove domina la miseria economica finanziaria, domina anche la miseria comportamentale verso l’altro, miseria simbolica dell’esistenza, una società che si presenta come ricca in  tutte le sue forme. E questa  realtà rende più difficile integrare le persone con delle difficoltà  soprattutto i disabili.</p>
<p>Kant,il filosofo tedesco, scrive “Inclusione dell&#8217;altro significa piuttosto che i confini della comunità sono aperti a tutti: anche- e soprattutto- a coloro che sono reciprocamente estranei e che estranei vogliono  rimanere&#8221;.</p>
<p>Si è visto  l’importanza del lavoro come fattore fondamentale per l’affrancamento e l’integrazione sociale delle persone disabili  è una certezza ormai da tempo acquisita, quantomeno a livello di coscienza collettiva culturalmente avvertita ed un minimo informata sulle potenzialità ed i diritti di cittadinanza delle persone invalide o in situazione di handicap (Goussot 2009).</p>
<p>La vita dei disabili e di tutte le persone svantaggiate può migliorare, infatti è fondamentale per l’integrazione lavorativa e sociale della persona non solo l’apprendimento di una mansione e prima ancora l’addestramento, bensì il possesso di adeguate competenze socio-relazionali, trasversali, di ruolo che solo in un contesto-setting psicosociale aperto alla diversità,  rende favorevole.</p>
<p>Questo è reso possibile grazie alla legge 68/99. La norma sul collocamento obbligatorio, che  tutti  gli enti lavorativi dovrebbero applicare.</p>
<p>Il concetto di integrazione lavorativa e sociale ci aiuta  a definire la qualità della vita di una persona assemblando tra loro ambiti esistenziali diversi, lavorativi ed extra lavorativi si perviene, dunque, ad attribuire le condizioni di benessere sociale e psicofisico del soggetto,   disabile e non.</p>
<p>Essere parte di una comunità societaria, di un gruppo di lavoro, in particolare per una persona disabile con esperienze pregresse di isolamento è di importanza determinante per soddisfare le fondamentali esigenze di appartenenza, stima e autorealizzazione ( definite da Maslow nella piramide dei bisogni umani, rispettivamente al 3°, 4° e 5°livello).</p>
<p>I disabili, cosi, si sentono appartenere ad un gruppo, il gruppo dei “normali”..</p>
<p>BIBLOGRAFIA</p>
<p>Goussot A., (a cura di), Il disabile adulto, Maggioli, Santarcangelo di</p>
<p>R., 2009.</p>
<p>Salfi D., Monteduro, F., (2003-2004) “Un programma di educazione alla prosocialità nella scuola elementare”, Psicologia e Scuola, n°116,117,118,119,120, Giunti,.</p>
<p>Stiegler B. “ Mécréance et discrèdit (les société inctrolablesd‟individus désafectés)” Galilée-Paris-2008;</p>
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		<title>UTOPIA TARANTO</title>
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		<pubDate>Sun, 16 Dec 2012 14:57:09 +0000</pubDate>
		<dc:creator>admin</dc:creator>
				<category><![CDATA[Eventi]]></category>

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		<description><![CDATA[Il futuro della città di Taranto dipende fondamentalmente dalla capacità di sviluppare processi decisionali e partecipativi capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni.
La consapevolezza dei problemi esistenti non basta se non si acquisisce il coraggio di rompere i muri dell’individualismo e della rassegnazione per ricercare soluzioni [...]]]></description>
			<content:encoded><![CDATA[<div id="_mcePaste"><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/Invito-16-dicembre-RGB-Fronte.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1705" title="Invito-16-dicembre-RGB-Fronte" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/Invito-16-dicembre-RGB-Fronte-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Il futuro della città di Taranto dipende fondamentalmente dalla capacità di sviluppare processi decisionali e partecipativi capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni.</div>
<div id="_mcePaste">La consapevolezza dei problemi esistenti non basta se non si acquisisce il coraggio di rompere i muri dell’individualismo e della rassegnazione per ricercare soluzioni innovative capaci di imprimere una svolta alla crescita di una comunità, apparentemente condannata ad una marginalità crescente, nelle dinamiche dello sviluppo regionale, nazionale, europeo e globale.</div>
<div id="_mcePaste">Non è più il tempo per essere timidi o remissivi né tanto meno si può esitare di fronte agli scenari inediti che si aprono al tramonto di un ciclo politico ed economico segnato da una visione limitata e limitante della comunità civile.</div>
<div id="_mcePaste">Ciascuno deve oggi ritenersi convocato in ogni contesto per spendere, con generosità e intelligenza, i propri talenti per costruire autentiche relazioni di fraternità.</div>
<div id="_mcePaste">La generosità e l’intelligenza spesso vengono offuscate dalla paura e dalla solitudine che hanno prodotto familismo amorale e l’illusione di una autosufficienza che ha alimentato modelli decisionali deboli.</div>
<div id="_mcePaste">Tali modelli hanno originato una miseria endemica e trasversale di fronte alla quale si deve agire con il coraggio di chi crede nel valore di una visione antropologica autentica e liberata dai miti individualistici che hanno generato esclusione e indifferenza in un contesto nel quale occorre invece investire nella inclusione e nella generazione di vincoli di solidarietà attiva.</div>
<div id="_mcePaste">Si vuole favorire l’emergere di un nuovo concetto di responsabilità civica che ponga a proprio fondamento una rinnovata consapevolezza circa le possibile conseguenze delle proprie azioni, nuovi modelli regolativi dell’agire, nuovi doveri di cittadinanza.</div>
<div id="_mcePaste">Occorre alimentare la speranza per creare spazi di ricerca e di confronto capaci di offrire strumenti formativi aggiornati; proporre modelli di sviluppo e di integrazione fondati e animati da processi culturali condivisi e relazioni costruttive tra quanti avvertono il bisogno di partecipare alla costruzione di una visione moderna di bene comune applicata al nostro territorio.</div>
<div id="_mcePaste">Si deve avere fiducia e speranza e dare spazio alle capacità di quanti, liberi e forti, credono nella possibilità di un processo autentico di ricominciamento capace di porre al centro il valore della persona umana che trova la sua piena realizzazione nella relazione con l’altro diverso da sé.</div>
<div id="_mcePaste">Per far questo occorre partire dal luogo più prossimo che è rappresentato dalla nostra città nella quale le persone, singole e associate, e le famiglie devono poter riscoprire il valore e la forza educativa, sociale, politica ed economica dello stare insieme e dell’essere comunità unita dal vincolo della cittadinanza.</div>
<div id="_mcePaste">La cittadinanza è condivisione non solo di uno spazio fisico comune ma anche di una identità, di una storia e di un futuro nel quale sperare e nel quale credere, dunque un luogo nel quale riscoprire l’alto valore dei doveri sociali, non più derogabili e non più delegabili, che uniscono e della responsabilità reciproca che garantisce se stessi e il prossimo.</div>
<div id="_mcePaste">Utopia Taranto è dunque un luogo di ricerca, di confronto e di azione che vuole provare ad orientare e disporre, con la forza delle idee generative, processi decisionali che riguardano lo sviluppo della Comunità progettando presidi formativi e di elaborazione culturale ordinati a una visione responsabile e solidale del presente e del futuro della città, nella ricerca di una prospettiva nuova, di un oltre verso il quale dirigersi e convergere.</div>
<p>Il futuro della città di Taranto dipende fondamentalmente dalla capacità di sviluppare processi decisionali e partecipativi capaci di interpretare i bisogni autentici del territorio, della sua popolazione e delle future generazioni.La consapevolezza dei problemi esistenti non basta se non si acquisisce il coraggio di rompere i muri dell’individualismo e della rassegnazione per ricercare soluzioni innovative capaci di imprimere una svolta alla crescita di una comunità, apparentemente condannata ad una marginalità crescente, nelle dinamiche dello sviluppo regionale, nazionale, europeo e globale.Non è più il tempo per essere timidi o remissivi né tanto meno si può esitare di fronte agli scenari inediti che si aprono al tramonto di un ciclo politico ed economico segnato da una visione limitata e limitante della comunità civile.Ciascuno deve oggi ritenersi convocato in ogni contesto per spendere, con generosità e intelligenza, i propri talenti per costruire autentiche relazioni di fraternità.La generosità e l’intelligenza spesso vengono offuscate dalla paura e dalla solitudine che hanno prodotto familismo amorale e l’illusione di una autosufficienza che ha alimentato modelli decisionali deboli.Tali modelli hanno originato una miseria endemica e trasversale di fronte alla quale si deve agire con il coraggio di chi crede nel valore di una visione antropologica autentica e liberata dai miti individualistici che hanno generato esclusione e indifferenza in un contesto nel quale occorre invece investire nella inclusione e nella generazione di vincoli di solidarietà attiva.Si vuole favorire l’emergere di un nuovo concetto di responsabilità civica che ponga a proprio fondamento una rinnovata consapevolezza circa le possibile conseguenze delle proprie azioni, nuovi modelli regolativi dell’agire, nuovi doveri di cittadinanza.Occorre alimentare la speranza per creare spazi di ricerca e di confronto capaci di offrire strumenti formativi aggiornati; proporre modelli di sviluppo e di integrazione fondati e animati da processi culturali condivisi e relazioni costruttive tra quanti avvertono il bisogno di partecipare alla costruzione di una visione moderna di bene comune applicata al nostro territorio.Si deve avere fiducia e speranza e dare spazio alle capacità di quanti, liberi e forti, credono nella possibilità di un processo autentico di ricominciamento capace di porre al centro il valore della persona umana che trova la sua piena realizzazione nella relazione con l’altro diverso da sé.Per far questo occorre partire dal luogo più prossimo che è rappresentato dalla nostra città nella quale le persone, singole e associate, e le famiglie devono poter riscoprire il valore e la forza educativa, sociale, politica ed economica dello stare insieme e dell’essere comunità unita dal vincolo della cittadinanza.La cittadinanza è condivisione non solo di uno spazio fisico comune ma anche di una identità, di una storia e di un futuro nel quale sperare e nel quale credere, dunque un luogo nel quale riscoprire l’alto valore dei doveri sociali, non più derogabili e non più delegabili, che uniscono e della responsabilità reciproca che garantisce se stessi e il prossimo.Utopia Taranto è dunque un luogo di ricerca, di confronto e di azione che vuole provare ad orientare e disporre, con la forza delle idee generative, processi decisionali che riguardano lo sviluppo della Comunità progettando presidi formativi e di elaborazione culturale ordinati a una visione responsabile e solidale del presente e del futuro della città, nella ricerca di una prospettiva nuova, di un oltre verso il quale dirigersi e convergere.</p>
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		<title>PROGETTO DI COMUNITA’- SAN SEVERO</title>
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		<pubDate>Sun, 02 Dec 2012 21:28:59 +0000</pubDate>
		<dc:creator>Alessandri Daniela</dc:creator>
				<category><![CDATA[Formazione]]></category>

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		<description><![CDATA[Progetto di Comunità &#8221; La Trama e l&#8217;Ordito&#8221;
Le relazioni prosociali  sono i fili che generano il tessuto sociale della città
leggi l&#8217;invito
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			<content:encoded><![CDATA[<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/san-severo.jpg"><img class="alignleft size-thumbnail wp-image-1681" title="san severo" src="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/san-severo-150x150.jpg" alt="" width="150" height="150" /></a>Progetto di Comunità &#8221; La Trama e l&#8217;Ordito&#8221;</p>
<p>Le relazioni prosociali  sono i fili che generano il tessuto sociale della città</p>
<p><a href="http://www.prosocialita.it/wp-content/uploads/2012/12/invito_prosocialità_5_dic1.pdf">leggi l&#8217;invito</a></p>
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